27 Novembre 2017

Tasse universitarie gonfiate: il costo del Diritto allo studio

Il nostro è uno dei paesi con il più alto livello di tassazione tra gli stati membri della UE, il contribuente italiano è vessato per numero di imposte e, sopratutto, anche per l’ entità delle varie aliquote. Si pensi alla sola tassa rifiuti, uno dei principali introiti per le casse comunali, con le quote più alte fissate proprio dal comune di Salerno,oppure alle aliquote sulla benzina, sui tabacchi e sugli alcolici. Purtroppo, nel nostro Bel Paese non basta avere fra le tasse più alte dell’ Unione Europea, ma lo Stato troppo spesso sbaglia anche i conti. E a pagarne le spese non sono altro che tutti i contribuent italiani. E così dopo il caso della Tari “gonfiata” ora tocca alle tasse universitarie. Sembra, infatti, che molti atenei, negli anni scorsi, non abbiano rispettato la norma secondo la quale i versamenti effettuati dagli studenti non possono superare il 20% del contributo pubblico ricevuto tramite il Fondo di finanziamento ordinario. È una previsione valida fino al 2013, anno nel quale è stata intro dotta una clausola che esclude dal computo le tasse pagate dai «fuori corso» elevando la soglia fino al 27-28 per cento.Il Diritto allo studio, quindi, è solo una mera fantasia nella mente degli studenti. Non tutto è perduto però. Fortunatzmente una sentenza del Consiglio di Stato del 2016, chiamata a pronunciarsi su un ricorso dell’ Unione degli universitari nei confronti dell’ Università di Pavia, ha stabilito che l’ indebito vada restituito. L’ ateneo pavese è stato condannato alla ripetizione di circa 8 milioni percepiti indebitamente dagli studenti. Presto anche altre prestigiose Università, come la Statale di Milano, gli atenei di Bologna e di Torino potrebbero rispondere dei conti “gonfiati” innanzi alla giustizia amministrativa. E pensare che dal 2006 al 2016 in Italia le tasse universitarie hanno subito una brusca impennata, sono aumentate, infatti, di circa il 29% all’ ateneo di Bologna, il 22% al Politecnico di Milano e si calcola che ogni studente abbia sborsato circa 400 euro in più in ragione della contrazione dei contributi pubblici. I dati dell’ Ocse lo confermano: l’ Italia è uno dei paesi più cari per l’ accesso all’ università. Un’ indagine comparativa dell’ Organizzazione internazionale, riferita all’ anno accademico 2013/2014, ha evidenziato che in nove paesi europei – tra essi Norvegia, Danimarca, Finlandia, Svezia e Turchia – le tasse universitarie per l’ accesso agli atenei pubblici non sono contemplate. In altri quattro paesi, quali Svizzera, Belgio, Francia e Austria, le tasse in media non superano i mille dollari, e l’ Italia – con 1.602 dollari a studente – si piazza al terzo posto, dopo Regno Unito (9.019 dollari) e Olanda (2.300 dollari). Al danno di scelte che tendono a far pagare più di altri, gli anni della formazione accademica, la beffa dei trucchi per gonfiare ciò che è già pagato a caro prezzo. Il problema, ora, è come gli studenti, tra essi anche tanti salernitani iscritti negli atenei del nord, potranno re Potete contattare il CODACONS e lasciare un commento ai nostri articoli all’ indirizzo: [email protected] I nostri esperti sono sempre a vostra disposizione. Non esitate a sottoporci quesiti o a raccontarci le vostre “disavventure”… Vi risponderemo, in maniera rapida ed esaustiva, sulle pagine di Cronache cuperare l’ indebito.Il rimborso, infatti, non è mai automatico, inoltre non si tratta di un tributo impugnabile con ricorso in commissione tributaria. E’ questa una tassa commisurata alle entrate di bilancio degli atenei e, come tutti i bilanci, si impugna davanti al Tar entro dieci anni. Il Codacons nei giorni scorsi ha lanciato una campagna nazionale per il recupero del maltolto, il diritto allo studio passa anche dalla aule di giustizia.

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