15 Giugno 2019

Tassare la prostituzione è un’impresa quasi impossibile

A parte le eventuali riserve morali che già indussero la senatrice Merlin, nella legge con cui aboliva le case chiuse, a tollerare la prostituzione ma a non regolamentarla, la sua tassazione presenta problemi non indifferenti. Partiamo dai numeri, ricavati da un recentissimo studio del Codacons. Le prostitute attive in Italia risultano essere tra le 90 e le 100mila, di cui più della metà straniere. Il 60% circa esercita la propria attività in strada, purtroppo spesso sotto il controllo di bande di magnaccia, il resto lo fa in appartamento, nei night club o in quella specie di postriboli tollerati che sono molti centri massaggi. Negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale la prostituzione via web, con tanto di portali specializzati nel fornire nomi e indirizzi. Le tariffe variano naturalmente moltissimo, in una forbice che va dai 30 miserabili euro incassati dalle cosiddette schiave del sesso reperibili nelle strade periferiche, a centinaia, se non migliaia di euro per prestazioni di alto livello. Sul numero dei clienti le varie stime fatte non concordano, si va da 3 ad addirittura 9 milioni. Il fatturato annuo totale è stato valutato in circa 4 miliardi, con una potenziale imposizione fiscale teoricamente superiore al miliardo, su cui la Lega ha già posato gli occhi. Arrivarci, tuttavia, non è semplice. Per prima cosa bisogna regolamentare l’ attività, equiparandola a quella di un professionista con partita Iva, poi bisogna convincere le ragazze a registrarsi. Dicono che una parte sarebbero disponibili, anche per poter iscriversi all’ Inps e avvalersi dei servizi previdenziali, ma io ne dubito. Le straniere sono in buona parte irregolari e anche nel caso improbabile che i boss dessero loro luce verde non possono avere rapporti con l’ autorità. Le italiane, specie quelle di livello medio-alto, dovrebbero iniziare a emettere fattura, ma quale cliente si sognerebbe di accettarla? Nessuna attività «legale» si presterebbe come questa al nero. In conclusione, anche se una norma in materia di regolamentazione fosse approvata, il fisco rischierebbe di rimanere con un pugno di mosche.

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