24 Maggio 2008

Tassa sulle bionde, un euro a pacchetto

C`è sempre uno zelante che un giorno sente che gli si è accesa la lampadina in testa e lancia la sua idea risolutiva, a dispetto di tutte le difficoltà pratiche da affrontare per risolvere davvero il problema. Ieri è stata la volta di Silvio Garattini, direttore dell`Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. “Sul prezzo di ogni pacchetto di sigarette a Milano, città con un`alta concentrazione di fumatori, si dovrebbe pagare un euro in più. E tutto quello che si raccoglie da questa sorta di tassa locale potrebbe essere poi destinato a un grande progetto contro il fumo. Per esempio, penso a una ricerca per capire come convincere davvero i bambini a non iniziare a fumare quando avranno compiuto 14-15 anni“ ha detto intervenendo alla presentazione di un`indagine Doxa sui fumatori, promossa dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt). Proposito forse buono, sicuramente al passo con lo spirito dei tempi, dissuadere i fumatori milanesi aumentando loro il costo delle “bionde“ trascura tuttavia un dato di fatto: le sigarette sono prodotte e vendute su tutto il territorio nazionale sotto la regia di un`apposito ente statale e dunque non possono che soggiacere al medesimo dazio. Se fino a poco esisteva una legge che consentiva ai singoli Comuni di decidere se e quanto far pagare di Ici, ad oggi non esiste ancora alcuna norma che consenta a un Comune di introdurre un dazio aggiuntivo sulle sigarette smerciate nel proprio territorio metropolitano. Consigliere comunale e presidente dei farmacisti milanesi, Paolo Gradnik mette a nudo la debolezza delle argomentazioni: “Perché, fumano solo a Milano? Mi pare onestamente una garattinata: le accise non rientrano nella finanza locale“. Ma tant`è. Il farmacologo padre della proposta ha ricordato che “È stata New York a promuovere per prima l`iniziativa e mi sembra abbia avuto successo“. E l`assessore municipale alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna, gli ha dato spago: “Perché no? La proporrò al prossimo consiglio comunale. Non come gabello generico che finisca per disperdersi nelle voci del bilancio comunale. Dovrà essere una tassa di scopo per la salute. L`idea non è poi così lontana dallo spirito di un`altra tassa che abbiamo oggi a Milano: l`ecopass“. Forse attendendo che sia Letizia Moratti a prendere posizione ufficiale sull`esternazione del proprio assessore, a Palazzo Marino nessuno vuole commentare. Diffusa la convinzione che l`idea sia “da approfondire“, lo scopo cui destinare il gettito della tassa pare difficile da individuare: la prevenzione? la cura di chi è malato? la salute dei fumatori tutti o dei soli milanesi? Identico scetticismo, pur nel pieno sostegno alle motivazioni che sorreggono l`idea, da parte del Codacons: “Quella sulle sigarette è l`unica tassa cui non ci siamo mai opposti, ma dal punto di vista legale ci pare difficile si possa introdurre una sovrattassa legale, potrebbero scattare ricorsi. Ci auguriamo sia il governo nazionale a farsi carico del problema“. SÌ E NO PRO Una tassa aggiuntiva di un euro sui pacchetti di sigarette venduti a Milano disincentiverebbe i milanesi a fumare. CONTRO I Comuni non hanno potestà di fissare le tasse sulle sigarette: trattandosi di un prodotto smerciato sotto il controllo dello Stato in tutta Italia, le tasse sono imposte a livello centrale per tutta la penisola. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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