29 Maggio 2020

Tassa Covid sugli scontrini, il rischio di una stangata e le ragioni dei commercianti

 

È stata ribatezzata la “tassa Covid”. Un balzello che va dai 2 ai 4 euro applicato da alcuni esercenti e segnalato anche sullo scontrino fiscale come contributo per la sanificazione e la messa in sicurezza degli ambienti. Il ricorso alla ‘ Covid-tax’, denunciato nei giorni scorsi dal Codacons, è stato riscontrato anche da altre associazioni dei consumatori. Codici Lombardia ad esempio segnala un caso registrato in un centro estetico al centro di Milano. Ancora il Codacons denuncia una “tassa per la sanificazione” che sarebbe “imposta da numerose autofficine ai propri clienti che chiedono riparazioni o interventi sulle autovetture”. In sostanza, spiega l’ associazione, “quando un automobilista porta la propria vettura presso un’ officina per il tagliando periodico o per riparazioni o manutenzione, molti esercenti vincolano l’ intervento ad una sanificazione obbligatoria dell’ automobile”. Una pratica che il presidente del Codacons Carlo Rienzi definisce “del tutto illegale”. Per l’ associazione Codici, “l’ applicazione a discrezione di alcune attività commerciali, come parrucchieri ed estetisti, lascia alcuni dubbi: se è un contributo, deve essere uguale per tutti e previsto per legge” . “I commercianti – si legge nella nota – ne giustificano l’ applicazione con la necessità di recuperare le risorse spese per la sanificazione degli ambienti di lavoro, anche se il Decreto Rilancio prevede già un credito d’ imposta del 60% sulle spese effettuate nel 2020, fino a 60mila euro, per la sanificazione e l’ adeguamento dei locali: il rimborso vale per l’ acquisto dei dispositivi di protezione come mascherine e guanti, ma anche per l’ installazione di barriere separatorie. Si potrebbe considerare come un contributo di solidarietà per il calo del fatturato oltre l’ 80%, ma perché vi viene applicata l’ IVA?”. Covid, la top ten dei rincari ad aprile Altre volte, molto più spesso, gli aumenti non vengono segnalati sullo scontrino. Ma li paghiamo ugualmente. Qualche giorno fa l’ Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica dei prodotti che hanno subito maggiori rincari ad aprile. “Purtroppo – spiega l’ Unc -, come non era difficile immaginare, sono quei beni che sono stati maggiormente ricercati dai consumatori per affrontare nel migliore dei modi il lockdown e rafforzare le precauzioni igieniche, sia personali che relativamente alla propria abitazione”. N Prodotto Inflazione mensile Inflazione annua 1 Verdura fresca 6,9 6,4 2 Frutta fresca 3,7 9,6 3 Patate 3,7 5,7 4 Burro 1,9 2,4 5 Pane confezionato 1,7 3,8 6 Detergenti e prodotti per la pulizia della casa 1,6 3,3 6 Altri oli alimentari 1,6 3,4 7 Farina 1,5 2 8 Alimentari 1,3 2,8 8 Uova 1,3 3,1 8 Confetture, marmellate e miele 1,3 1,5 9 Latte conservato 1,2 3,8 10 Altri prodotti medicali (disinfettanti, termometri) 1 1,8 (Fonte: Unione Nazionale Consumatori su dati Istat) Stangata Covid sulle vacanze E ancora: il “solito” Codacons mette in guardia da possibili rincari sulle ferie estive e ipotizza che una vacanza di 10 giorni possa costare tra 18% e il 20% in più rispetto allo scorso anno. Secondo un’ indagine condotta da Facile.it, il 55,2% degli italiani, circa 24 milioni di individui, rinuncerà alle vacanze. Un fetta sostanziosa di cittadini che non contribuirà all’ economia del settore della turismo. Covid-tax, le ragioni dei commercianti Fin qui le associazioni dei consumatori. Poi ci sono le ragioni degli esercenti. Dopo 70 giorni di chiusura forzata chi è riuscito a sopravvivere al lockdown deve inventarsi qualcosa per restare a galla. E il credito d’ imposta diventa un pannicello caldo se poi a mancare è la liquidità. Secondo il Fipe (federazione italiana pubblici esercizi) le imprese hanno ridotto gli incassi di circa il 70% rispetto al periodo pre-lockdown. “I dati emersi dall’ analisi di questa prima settimana di lavoro purtroppo parlano chiaro – ha detto Aldo Cursano , Vicepresidente Vicario di Fipe – Sapevamo che sarebbe stata una ripartenza lenta e che il processo di ripresa non sarà breve, a causa dei pochi clienti e della quasi totale assenza dei flussi turistici, linfa vitale per tutto il comparto. Per questo motivo siamo sempre più convinti che la vera sfida sarà riportare le persone nei locali, anche attraverso attività promozionali e di comunicazione che invoglino i clienti a tornare a consumare, anche facendo leva sul vantaggio economico. Si dimostra tuttavia che senza nuove ed efficaci azioni di sostegno molte imprese rischiano di non farcela”. Consumi in calo per 84 miliardi di euro L’ Ufficio Studi Confcommercio ha stimato per il 2020 un crollo dei consumi pari a quasi 84 miliardi di euro (-8% rispetto al 2019). Un bagno di sangue. Oltre tre quarti della perdita dei consumi sono concentrati in pochi settori di spesa: vestiario e calzature, automobili e moto, servizi ricreativi e culturali, alberghi, bar e ristoranti. Questi ultimi due, in particolare, sono i comparti che registrano le cadute più pesanti : -48,5% per i servizi di alloggio e -33,3% per bar e ristoranti. “Ho messo una tassa Covid sullo scontrino, credo sia corretto” Ma la ripartenza è dura per tutti. Se il settore della ristorazione è in ginocchio, parrucchieri e centri estetici non stanno facendo affari d’ oro. Sergio Gnan, parrucchiere proprietario da 30 anni di un salone a Mestre, è tra i commercianti che hanno deciso di inserire la ‘Covid-tax’ sulla ricevuta fiscale. E rivendica con orgoglio la sua scelta. “Il contributo sullo scontrino è stato motivato e spiegato ai clienti” ha detto a Tagadà, su La7. “Credo sia una cosa onesta e dovuta per tutto quello che comporta la riapertura. Non ho voluto fare il furbo, spalmando l’ importo sui servizi. Ho scelto la correttezza e la trasparenza, come ho sempre fatto con le mie clienti”. Il titolare ha spiegato che la riapertura – tra spese di sanificazione e altro – gli è costata circa 3-4mila euro, “ma abbiamo avuto una riduzione del 40-50% dei clienti”.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox