«Tassa assurda: la pretendono perché la gente non ha alternative»
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fonte:
- Il Messaggero
All?APT, l?Agenzia per la promozione turistica, dell?Emilia Romagna restano increduli. «No, dalle nostre parti l?uso della spiaggia è libero e gratuito. A pagamento sono tutti gli altri servizi come il noleggio dell?ombrellone, del lettino o della cabina» sintetizza Walter Guagneli dopo essersi ripreso dalla sorpresa.
Dunque Ostia non è Rimini. E neanche Riccione, Cattolica, Cesenatico o Milano Marittima, località che vivono di turismo dove anche gli accessori balneari hanno costi mediamente più bassi del 20-30 per cento. «Stiamo puntando a conquistare il mercato romano con promozioni anche incentrate sull?economicità della nostra riviera» anticipa Guagneli.
«Il fatto inaccettabile tuona Andrea Mannucci, portavoce romano del consorzio tra associazioni dei consumatori, Codacons è che l?odiosa tassa per il mare è pretesa per la mancanza di alternative per chi sceglie il mare di Ostia. Nel tratto urbano della cittadina balneare non ci sono spiagge libere se non piccoli fazzoletti di sabbia e per il visitatore è gioco-forza dover cercare posto negli stabilimenti balneari».
«Ed i gestori balneari aggiunge Mannucci hanno anche l?impudenza di aumentare ogni anno le tariffe nonostante lamentino la crisi dei consumi con la crescita dei canoni concessori. Nulla di più falso: il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture con il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ha fissato ad appena il 2,8 per cento l?incremento annuale dei canoni del demanio marittimo. Nei mesi passati da più parti si erano levate voci sulla necessità che sia rivista anche la classificazione dei canoni: Ostia rientra nella fascia C, la più bassa come valore turistico. Il gruppo dei verdi della Regione Lazio nel ?Manuale di autodifesa del bagnante? hanno calcolato che per uno stabilimento balneare di 15 mila metri quadrati di superficie l?affitto mensile verso lo Stato è di circa 2.000 euro (quindi 24 mila annui) per un fatturato che può superare il milione e mezzo di euro.
«L?invito che facciamo in casi come questo suggerisce Primo Mastrantoni, segretario nazionale dell?associazione per i diritti di utenti e consumatori Aduc è quello di esaminare attentamente la situazione e di penalizzare le imprese che non sanno rendere compatibili diritti e richieste della collettività con i loro interessi».
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