28 Novembre 2017

Tassa Airbnb, allarme Antitrust: «Rischia di danneggiare utenti»

 

di Vittorio Nuti Antitrust in allarme per gli effetti della cosiddetta “tassa Airbnb”, la cedolare secca al 21% sulle locazioni brevi introdotta con la “manovrina” di primavera (legge 96/2017). Per la nostra Authority della concorrenza e il mercato, il prelievo sugli affitti, fortemente avversato dagli operatori turistici e dalla multinazionale dell’ospitalità “in casa”, «appare potenzialmente idonea ad alterare le dinamiche concorrenziali tra i diversi operatori, con possibili ricadute negative sui consumatori finali dei servizi di locazione breve». Pur riconoscendo che l’obiettivo della norma è «contrastare il fenomeno dell’evasione», l’Antitrust prende posizione sul tema in una segnalazione ai presidenti di Camera e Senato, al ministero dell’Economia e all’Agenzia delle Entrate.

Bene lotta all’evasione, ma obblighi non proporzionati
La tassa sugli affitti brevi, introdotta nella manovra correttiva di inizio 2017, prevede tra l’altro che gli intermediari immobiliari – che siano portali online o agenzie tradizionali attive nel mercato degli affitti turistici – agiscano da sostituti d’imposta, e trattenengano una ritenuta del 21% sui canoni delle locazioni sotto i 30 giorni dovute ai proprietari di casa, con l’obbligo di girare i dati all’Agenzia delle Entrate. Nella sua segnalazione, l’Autorità premette di essere «pienamente consapevole che l’intervento del legislatore mira a realizzare un interesse pubblico di natura fiscale e a contrastare il fenomeno dell’evasione. Tuttavia – precisa – l’introduzione dei suddetti obblighi non appare proporzionata rispetto al perseguimento di tali finalità», che potrebbero «essere perseguite altrettanto efficacemente con strumenti che non diano al contempo luogo a possibili distorsioni concorrenziali nell’ambito interessato».

Cedolare italiana «unicum nel panorama Ue»
Tra l’altro, rileva ancora l’Antitrust, l’articolo 4 della legge 96/2017 rappresenta «un unicum nell’ambito del panorama europeo». In particolare, scrive l’Autorità, la norma rischia di «scoraggiare, di fatto, l’offerta di forme di pagamento digitale da parte di piattaforme che hanno semplificato e al contempo incentivato le transazioni online, contribuendo a una generale crescita del sistema economico». Il timore dunque è che «si alteri la concorrenza tra i gestori dei portali telematici, «a discapito di coloro che adottano modelli di business fortemente caratterizzati dal ricorso a strumenti telematici di pagamento».

Prevedere solo un «obbligo informativo» verso il Fisco
In questo scenario, insiste l’Antitrust il «potenziale minor ricorso delle piattaforme telematiche a forme digitali di pagamento nell’ambito delle locazioni brevi potrebbe penalizzare i consumatori finali conducendo a una minore ampiezza e varietà dell’offerta, nonché avere un possibile impatto negativo sulla domanda stessa». Come uscire dall’impasse? Il suggerimento che arriva dall’Authority è di rivedere la normativa prevedendo «misure meno onerose per i soggetti coinvolti», come ad esempio «la previsione di un obbligo fiscale di carattere informativo in capo agli intermediari e ai gestori di piattaforme immobiliari telematiche», che sarebbero così tenuti solo a comunicare all’Agenzia delle Entrare – a una cadenza da definire – il flusso delle prenotazioni raccolte. L’auspicio dell’Antitrust è quindi che i suoi rilievi – non vincolanti – «siano tenuti in adeguata considerazione» in particolare in riferimento alla norme sugli affitti brevi e «in occasione dei futuri interventi normativi» sull’economia digitale.

Il plauso del Codacons. Federalberghi: Governo tenga barra dritta
La segnalazione dell’Antitrust piace al Codacons, che uaspica una revisone urgente delle norme sugli affitti brevi minacciando in caso contrario «ricorsi anche in sede europea» per l’annullamento della cedolare secca al 21% scattata lo scorso settembre. «La sacrosanta lotta all’evasione – spiega il presidente dell’associazione dei consumatori Carlo Rienzi – non può mai trasformarsi in un danno per gli utenti dei servizi, né può creare alterazioni della concorrenza che si ripercuotono sui consumatori finali». Di parere diametralmente opposto il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara, che invita il Governo «a tenere la barra dritta in materia di disciplina fiscale delle locazioni brevi». Le imprese italiane, «che sono soggette a un carico fiscale tra i più gravosi al mondo» – spiega Nucara – «non comprenderebbero il senso di aggiustamenti volti a strizzare l’occhio agli evasori».

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