Tasi, tutti temono la stangata
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fonte:
- LaPrealpina.it
ROMA – La Tasi, cioè la tassa sui servizi indivisibili che ogni comune d’ Italia potrà modulare a piacer suo con una flessibilità (al rialzo) fino allo 0,8 per mille, continua a turbare i sonni dei contribuenti. Dopo il via libera del consiglio dei ministri alla nuova imposta sulla casa che, per le prime abitazioni sostituirà l’ Imu mentre per le seconde dovrà esserle sommata, si moltiplicano le previsioni di calcolo, tutti dagli esiti funesti. Per le imprese, si profila una stangata di almeno un miliardo di euro, ha calcolato la Cgia di Mestre. Per le abitazioni le previsioni restano complicate e incerte. L’ Italia è il paese dai 6mila campanili il rischio è di avere 6mila modulazioni della Tasi. Le stime sono fatt senza sapere ancora cosa in realtà decideranno i comuni i quali, dopo il decreto legge di venerdì, sono liberi di variare le aliquote e di finalizzarne i maggiori introiti alle varie detrazioni da destinare a categorie di cittadini individuate sempre dai comuni. L’ effetto certo sarà il differenziarsi dei trattamenti fiscali con evidenti sperequazioni lungo tutto lo Stivale. Per esempio il comune di Godega S.Urbano (Treviso) sta per permettere ai suoi abitanti di convertire le aree fabbricabili in terreni agricoli esentandoli di fatto dal pagamento della Tasi e abbattendo del 90% l’ Imu. Resta poi l’ incertezza assoluta su quanto e quando pagare. Da poco i comuni hanno avuto un’ altra proroga, al 30 aprile, per decidere quale aliquota applicare. Solo allora si saprà se la Tasi sulla prima casa sarà al 2,5 per mille o salirà fino al 3,3 per mille. Stessa cosa per le case date in affitto, colpite da un’ Imu al 10,6 per mille, al quale si aggiunge la Tasi che potrà arrivare fino all’ 11,4 per mille. Non solo – osservano da Confedilizia – i comuni possono decidere quando far pagare e ancora non lo hanno fatto. Secondo le simulazioni di Confedilizia un’ abitazione standard a Milano con rendita catastale di 877,98 euro se prima casa vedrà la tassazione salire da 369 a 487 euro (+118 euro) a seconda se l’ aliquota sarà al 2,5 o al 3,3 per mille. La stessa abitazione data in affitto vedrà l’ imposizione passerà da 1.564 euro a 1.682 euro. In questo caso l’ inquilino pagherà dal 10% al 30% della sola Tasi quindi da 12 a circa 36 euro. La totale incertezza lascia anche le organizzazioni dei consumatori con le lance spuntate. Ieri il Codacons ha rivolto «un appello ai comuni italiani, affinchè evitino l’ ennesima stangata per le tasche delle famiglie e le imprese, considerato che una maggiore tassazione equivarrà ad un’ ulteriore caduta dei consumi e ad un inasprimento delle difficoltà per le aziende già in crisi». Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha lanciato un hastag al premier #Renzitaglialetasse rilanciato anche dalla Uil. Maurizio Gasparri ha twittato: «Il governo Renzi aumenta ancora la già devastante tassazione sulla casa. La rivoluzione fiscale immaginaria avviene nei convegni e nei social network. La rapina fiscale vera invece continua a Palazzo Chigi».
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