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21 Luglio 2015

Tasi, risparmi per 200 euro e incentivi ai comuni virtuosi

Tasi, risparmi per 200 euro e incentivi ai comuni virtuosi
●simulazione
della uil sui benefici per le famiglie città per città. allo studio un
piano che agevola gli enti locali che aggregano i servizi. sul piatto
530 milioni di euro.

Federica Fantozzi Un approfondimento degli effetti per i contribuenti della proposta elaborata dal sottosegretario Zanetti per ridurre l’ Irpef a soli tre scaglioni nel 2018 che cristallizzano un risparmio di 1300 euro per chi ne guadagna 40mila, di 2400 per chi ne percepisce 50mila e di 3500 per chi ha un reddito di 60mila. E i dati forniti dalle prime simulazioni della Uil, che individuano dall’ abolizione della Tasi-Imu sulla casa a partire dall’ anno prossimo un beneficio medio di 180 euro a famiglia che salgono a 230 nei Comuni capoluogo, con punte di 403 euro a Torino, 391 a Roma e 356 a Siena. Palazzo Chigi analizza in concreto le cifre della super -manovra triennale. Quelli dell’ Imu però, avvisa l’ organizzazione sindacale, sono soldi che non dovranno essere tolti ai sindaci: il gettito sulla prima abitazione è pari a 3,6-3,8 miliardi (erano 4 nel 2012), a cui va sommato un altro miliardo derivante dall’ imposta agricola e sui macchinari. Oltre quattro miliardi e mezzo a cui i Comuni – in tempi di magra – non vogliono rinunciare, con l’ Anci preoccupata di dover sfoltire i servizi ai cittadini.Una questione che il governo, impegnato nella ricerca delle coperture di tagli per 50 miliardi complessivi, non sottovaluta. Allo studio, c’ è un “patto con i Comuni virtuosi” che dovrebbe entrare a regime già nel 2016, sfruttando in parte disposizioni contenute nel ddl enti locali e nella riforma della Pubblica Amministrazione. Sul piatto ci sono intanto 530 milioni per il fondo di perequazione dei Comuni che hanno perso incassi con l’ arrivo della Tasi, ridotta rispetto all’ Imu. Altri 700 milioni dovrebbero essere pagati ai sindaci per co -finanziare i progetti realizzati (fuori dal Patto di stabilità) con i fondi europei. Patto con sindaci e governatori In questa cornice, c’ è l’ idea di dare incentivi specifici ai sindaci che razionalizzano e aggregano i loro servizi: politiche sociali, assistenza ad anziani e disabili, politiche abitative, mobilità, ma anche verde pubblico e cultura. La ratio è pragmatica: «Abbiamo capito che realizzare l’ unione comunale, aggregare gli enti, è difficilmente realizzabile – spiega un consigliere del premier – Troppa burocrazia, troppe delibere, troppo tempo. Mettere insieme i servizi, invece, è fattibile». Attraverso una “cabina di regia” si vuole compensare il minor gettito fiscale con un incentivo pari ai risparmi realizzati, fino a concorrenza di una quota (probabilmente metà) di quel gettito. Insomma, ti tolgo cento ma, se sei virtuoso ti rendo cinquanta in tempi brevi. «Altrimenti c’ è solo il taglio delle entrate, ma sarà la giunta a doverlo spiegare ai suoi cittadini». Un sistema che sembra facilmente applicabile alle piccole realtà, ma che il governo vorrebbe estendere anche ai capoluoghi, alle città metropolita ne e persino alle regioni. «Oggi, ad esempio, Abruzzo e Molise fanno ciascuno il loro piano di mobilità ferroviaria. Perché non potrebbero metterlo insieme? Il punto è scardinare la logica della straordinarietà della spesa, renderla ordinaria e quindi programmabile e quantificabile in bilancio». Anche Nomisma fa i conti dell’ addio all’ Imu: numeri simili alla Uil, circa 17 euro al mese in media. Una cifra che l’ osservatorio giudica «modesta» e che avvantaggerebbe «non solo le famiglie a basso reddito, ma anche nuclei con disponibilità nient’ affatto modeste e propensioni alla spesa più contenute». Quella di un’ abrogazione indiscriminata dell’ imposta – salvo immobili di pregio – senza tetti di reddito né di valore catastale, è l’ appunto che muovono a Renzi sia esponenti della minoranza Pd che dei sindacati. Palazzo Chigi, però, cerca un duplice obiettivo: non solo l’ alleggerimento del carico fiscale per i meno abbienti, ma anche un’ agevolazione delle compravendite che spinga al rialzo il mercato del mattone, da anni stagnante. Il Codacons ha calcolato che le tasse sulla casa sono aumentate del 177% in tre anni: dal 2011 al 2014 l’ imposta è cresciuta di 16 miliardi. Secondo i numeri dell’ associazione consumatori, si sarebbe passati dai 9 miliardi del 2011 a un totale di 25 miliardi tre anni dopo. Con l’ effetto di far crollare il valore degli immobili. Ecco perché il premier punta su casa e imprese (con la riduzione di Ires e Irap nel 2017 e con misure di semplificazione per le Pmi a partire da questa legge di stabilità) per agganciare la ripresa. Le altre due macro aree su cui sarà imperniata l’ attività di ricerca delle coperture sono la spending review – su cui lavorano da mesi i due commissari Yoram Gutgeld e Roberto Perotti – e la difficile trattativa attualmente in corso con Bruxelles per poter sfruttare le previsioni ottimistiche del rapporto deficit-Pil (2,6% quest’ anno, 1,8% per il 2016) ricavandone alla fine un’ aumento della flessibilità pur rimanendo sempre nei parametri fissati da Maastricht. Disco verde che, secondo Confindustria dall’ Europa dovrebbe arrivare.
fantozzi federica

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