Tasi, è licenza di stangare L’ ok ai Comuni
ROMA Il governo punta a fare chiarezza e rassicurare sulle aliquote Tasi, la tassa sulla casa che nel 2014 sostituirà l’ Imu, e dopo una serie di tentativi di mediazione, anche notturni, falliti, ieri ha annunciato: l’ aumento delle aliquote, legato però all’ aumento delle detrazioni per le famiglie, potrà andare dallo 0,1 allo 0,8 per mille. E il ministro dell’ Economia, Fabrizio Saccomanni, rassicura: «Non si pagherà di più, e inoltre è stato fatto un passo avanti importante per chiarire la natura federale dell’ imposizione». Ovvero per superare i problemi che sono nati da un’ imposta centrale, l’ Imu, ma gestita a livello locale. E questo dando autonomia decisionale proprio ai Comuni. Ovvero: licenza di stangare. Quindi, per quanto riguarda la prima casa, l’ aliquota massima potrà arrivare dall’ attuale 2,5 al 3,3 per mille. E per gli altri immobili si potrà arrivare all’ 11,4. L’ aumento previsto è «complessivo», cioè dovrebbe essere al massimo dello 0,8 spalmato tra le due aliquote o solo su una di esse e i Comuni saranno liberi di decidere come ripartirlo. Il tutto per un costo di poco più di 1,8 miliardi e in attesa dell’ emendamento al decreto legge sugli enti locali. E, assicura ancora il governo, con un impatto che non comporterà alcun aumento della pressione fiscale, come temuto da più parti. Resta comunque un po’ di tempo per mettere nero su bianco la novità: l’ annunciato emendamento al decreto Imu-Bankitalia in esame in Aula al Senato non è infatti arrivato. E la soluzione verrà accolta nel decreto sugli Enti locali, come annunciato dal governo. Ma il percorso in Parlamento non è mai «sereno»: proprio sul provvedimento enti locali è arrivata infatti ieri la bocciatura in Commissione Affari costituzionali del Senato: non è costituzionale. Decisione poi ribaltata in Aula. Quindi il «veicolo» per le modifiche alla Tasi continuerà a viaggiare tranquillo dopo questo incidente di percorso. E alla fine le detrazioni dovrebbero alleggerire il carico soprattutto sulle famiglie. IL NODO SCADENZE. Nel frattempo riparte il tormentone sulle scadenze. Tutti chiedono un rinvio. Ma nella legge di Stabilità una data non c’ è. Resta solo la prima data «generale» di metà giugno e la possibilità per i Comuni di far rateizzare i contribuenti. E resta anche il 24 gennaio come scadenza per il pagamento della mini-Imu in quei Comuni che avevano applicato un’ aliquota maggiore di quella di base (4 per mille), una cui revisione o sostituzione con altra imposta come quella sul gioco d’ azzardo non è al momento applicabile, come ha spiegato ieri il ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio. Ma in attesa di una decisione monta la polemica politica, con il renziano Angelo Rughetti, ex segretario generale dell’ Anci, l’ associazione che riunisce i Comuni italiani, che chiosa: «Mi domando se non valga la pena sospendere la frenesia normativa, rinviare a giugno tutti i pagamenti e nel frattempo fare un lavoro serio». Posizione condivisa anche da Enrico Zanetti, responsabile politiche fiscali di Scelta civica. E mentre il Codacons annuncia ricorso al Tar contro le nuove rendite catastali di Roma, e Saccomanni auspica che vada in porto la riforma dell’ intero catasto, continuano gli allarmi dei commercialisti: così non si capisce più niente. In questo clima c’ è chi chiede una «pausa di riflessione», come il segretario della Cgil, Susanna Camusso: «Sarebbe ora che il governo si fermasse un attimo e rimettesse in ordine le scelte che fa». Nonostante il clima d’ incertezza, buone notizie continuano ad arrivare, per Letta e Saccomanni, dal livello dello spread tra il Btp e il Bund tedesco che anche ieri ha chiuso sotto quota 200, invariato a 198 punti base, col rendimento sul decennale del Tesoro al 3,88%.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: aliquota, casa, detrazioni, imu, rendite castasrali, TAR, Tasi
