15 Ottobre 2014

Tasi, la «giungla» fiscale che toglie il sonno ai potentini

Tasi, la «giungla» fiscale che toglie il sonno ai potentini

di Giovanna Laguardia

POTENZA – Sta facendo perdere il sonno a tanti cittadini, ma anche a molti commercialisti e gestori di centri di assistenza fiscale. Non tanto per gli importi economici, quanto per la complessità delle variabili che entrano nel calcolo. È l’acconto del 50% del nuovo tributo sui servizi comunali indivisibili come l’illuminazione pubblica, la sicurezza e la manutenzione delle strade, la Tasi. La grande novità è che va pagata non solo dal proprietario dell’immobile, ma anche dall’inquilino che lo occupa. I conteggi sono stati un vero e proprio «slalom» tra aliquote e detrazioni previste dal Comune di Potenza nella delibera numero 88 del 9 dicembre 2014. E adesso è arrivato il momento della verità: domani, infatti, per i potentini scade il termine ultimo per il pagamento dell’acconto Tasi.
In questi giorni, comunque fra Tasi e Tari (l’imposta sui rifiuti), non sono mancate polemiche da parte delle associazioni dei consumatori e di categoria. Fino a definire la data del 16 ottobre come un vero e proprio «ingorgo» o «giungla» fiscale.
Non solo. Il Codacons di Basilicata, ad esempio, nei giorni scorsi ha denunciato che «la tassa sui servizi indivisibili oltre ad essere pasticciata, appare anche fortemente iniqua perché, per effetto delle minori detrazioni, inciderà anche in Basilicata in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio-basso rispetto a quelle con reddito elevato, e chi possiede una abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’Imu, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla Tasi rispetto alla vecchia imposta». Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Uil: «per una famiglia su due la Tasi sarà più cara di quanto pagato con l’Imu nel 2012. La distribuzione della nuova tassa è anche meno equa: pagherà un po’ di più chi prima era esente o pagava cifre basse e pagheranno molto meno i proprietari di quelle abitazioni con rendite catastali elevate».
Ma, se le famiglie non sorridono a causa della nuova tassazione, la situazione è anche più complicata per gli imprenditori. A lanciare l’allarme è Confcommercio Basilicata. Secondo l’associazione datoriale, a pochi giorni dall’appuntamento con il pagamento della Tasi meno di tre imprese del terziario su dieci sono a conoscenza dell’importo da versare e oltre il 60% registra un aumento dei costi burocratici per fare fronte a questo obbligo, tanto che quasi un’impresa su due pagherà la Tasi con difficoltà; per oltre un terzo delle imprese, inoltre, si tratta di un’imposta iniqua perchè l’importo da pagare non è commisurato alla qualità dei servizi ricevuti da parte del proprio Comune; le difficoltà in cui si troveranno la maggior parte delle imprese derivano non solo dall’entità degli importi da pagare (per il 74,3%) ma anche per l’ingorgo generato da molte scadenze concentrate nell’ultimo periodo dell’anno (64,8%). «L’abbiamo chiamato l’ingorgo fiscale d’autunno – spiega Fausto De Mare presidente Confcommercio Imprese per l’Italia Potenza – perchè le imprese italiane saranno chiamate a pagare nei mesi di ottobre, novembre e dicembre, vale a dire nei prossimi 70 giorni, imposte vecchie e nuove (TARI, TASI, l’IMU nella sua nuova formulazione). Le imprese più in difficoltà – riferisce – sono risultate quelle di dimensioni minori: le microimprese, le imprese che hanno sedi in comuni diversi e quelle che utilizzano immobili di proprietà per l’esercizio della propria attività, le imprese del Mezzogiorno e quindi quelle lucane».
Oltre alla Tasi si profila all’orizzonte anche la Tari. Come per la Tasi, anche in questo caso l’importo da pagare non è ritenuto equo dalla stragrande maggioranza delle imprese (quasi l’86%) e la sua introduzione comportera’ per 1 impresa su 4 un aggravio di oltre il 100% in piu’ rispetto a quanto si pagava prima.
La questione non ha mancato di alimentare polemiche a Potenza nei giorni scorsi, dal momento che sono stati segnalati incrementi tariffari che vanno dal 57% all’88% per ristoranti, pizzerie, pub, bar, pasticcerie, ortofrutta, pescherie, fiori e piante, pizza al taglio, etc. (con una incidenza che va da 19,39 a 33,53 euro/mq) e, per contro, un decremento tariffario del 19% per le attività industriali con capannoni di produzione (con una incidenza tariffaria di soli euro 6,86/mq.). ed una riduziuone delle tariffe applicate a “banche ed istituti di credito” (- 14%).

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