Tasi, l’ aliquota può salire fra lo 0,1 e lo 0,8 per mille
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fonte:
- La Sicilia.it
ROMA. Il governo punta a fare chiarezza e rassicurare sulle aliquote Tasi e dopo una serie di tentativi di mediazione anche notturni falliti annuncia: l’ aumento delle aliquote, legato però all’ aumento delle detrazioni, potrà andare dallo 0,1 allo 0,8 per mille. E il ministro dell’ Economia, Fabrizio Saccomanni, rassicura: si pagherà di più l’ anno prossimo? «No, credo di no», replica. Per poi aggiungere: «E’ stato fatto un passo avanti importante per chiarire la natura federale dell’ imposizione». Ovvero per superare i problemi che sono nati da un’ imposta centrale, l’ Imu, ma gestita a livello locale. E questo dando autonomia decisionale proprio ai Comuni. Quindi, per quanto riguarda la prima casa, l’ aliquota massima potrà arrivare dall’ attuale 2,5 al 3,3 per mille. Per gli altri immobili si potrà invece arrivare fino all’ 11,4 al massimo. L’ aumento previsto è «complessivo» cioè dovrebbe essere al massimo dello 0,8 spalmato tra le due aliquote o solo su una di esse e «i Comuni saranno liberi di decidere come ripartirlo». Il tutto per un costo di poco più di 1,8 miliardi di euro e in attesa dell’ emendamento al decreto Enti locali. E – assicura il governo – con un impatto che «non comporterà alcun aumento della pressione fiscale». Resta comunque un po’ di tempo per mettere nero su bianco la novità: l’ annunciato emendamento al decreto Imu-Bankitalia in esame in aula al Senato non è infatti arrivato. E la soluzione verrà accolta nel decreto Enti locali come annunciato dal governo. Ma il percorso in Parlamento non è mai “sereno”: proprio sul provvedimento Enti locali (e ne parliamo ampiamente in questa stessa pagina, ndr) arriva la bocciatura in commissione Affari costituzionali del Senato: non è costituzionale. Decisione poi ribaltata in Aula. Quindi il “veicolo” per le modifiche Tasi continuerà a viaggiare tranquillo dopo questo incidente di percorso. E alla fine le detrazioni dovrebbero alleggerire il carico soprattutto sulle famiglie. Nel frattempo riparte il tormentone sulle scadenze. Tutti chiedono un rinvio. Ma nella Legge di stabilità una data non c’ è. Resta soltanto la prima data “generale” di metà giugno e la possibilità per i Comuni di far rateizzare i contribuenti. E resta anche il 24 gennaio come scadenza per il pagamento della mini-Imu, («una necessità dovuta a motivi equitativi» dice Saccomanni) una cui revisione o sostituzione con altra imposta come quella sul gioco d’ azzardo «non è al momento applicabile», come ha spiegato l’ altro ieri il ministro per gli Affari Regionali, Graziano Delrio. Ma in attesa di decisione monta la polemica politica: «Mi domando – dice Angelo Rughetti, deputato renziano ed ex segretario generale dell’ Anci – se non valga la pena sospendere la frenesia normativa, rinviare a giugno tutti i pagamenti legati a Tasi, Tari ed Imu e nel frattempo fare un lavoro serio». Posizione condivisa anche da Enrico Zanetti, responsabile politiche fiscali di Scelta Civica. Ma Gianluca Susta, presidente dei senatori di Scelta Civica, è ancora più duro: «Il balletto sulla casa deve finireafferma -. Scelta Civica non voterà emendamenti che consentano ai Comuni di aumentare la Tasi perché, pur dichiarando il governo che questa facoltà servirà ad aumentare le detrazioni a favore dei più bisognosi, in realtà è un modo surretizio per erogare maggiori risorse ai Comuni meno virtuosi. Scelta Civica voterà solo provvedimenti che comportino una revisione complessiva delle imposte sulla casa». E mentre il Codacons annuncia ricorso al Tar contro le nuove rendite catastali di Roma (e il ministro Saccomanni auspica che vada in porto la riforma dell’ intero catasto) rendendo il quadro ancora più incerto, continuano gli allarmi dei commercialisti: così non si capisce più niente. La decisione del “rinvio” dell’ emendamento viene salutata con favore in una nota congiunta dai presidenti di Ance, Asppi, Confedilizia e Fiaip, Paolo Buzzetti, Alfredo Zagatti, Corrado Sforza Fogliani e Paolo Righi.
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