12 Ottobre 2014

Tasi: il 16 si paga Per metà famiglie più salata dell’ Ici

Tasi: il 16 si paga Per metà famiglie più salata dell’ Ici

ROMA È rush finale degli italiani in vista dell’ acconto Tasi dovuto entro il 16 ottobre, con la sorpresa di un’ imposta che supererà l’ Imu 2012 per una famiglia su due (in particolare per le case con minor rendita catastale) e che in media arriverà a 148 euro fra acconto e saldo, con la conclusione che la pressione fiscale sulle famiglie aumenterà nel 2014. In vista della scadenza di giovedì è la Uil a fare le pulci a una delle imposte scaturite dal riordino della tassazione locale che nei piani del governo dovrebbe portare l’ anno prossimo a una semplificazione, arrivando a una tassa unica. Il pagamento dell’ acconto della Tasi scatta in 5.279 Comuni: oltre 15 milioni di proprietari, circa il 75% del totale, ma in molti comuni anche gli inquilini, saranno chiamati a versare un acconto medio di 74 euro, per un totale fra acconto e saldo, appunto, di 148 euro, che sale nei capoluoghi e tocca punte di 429 euro. «È vero che il costo della Tasi sarà, complessivamente leggermente più basso dell’ Imu», commenta il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy, «ma la distribuzione della nuova tassa è meno equa: pagherà un po’ di più chi prima era esente o pagava cifre basse, e pagheranno molto meno i proprietari di quelle abitazioni con rendite catastali elevate». Nel complesso «non c’ è alcun dubbio che nel 2014 con la Tasi la pressione fiscale delle famiglie, rispetto al 2013, aumenterà. Per alcuni sarà attenuata dal bonus degli 80 euro, ma per molti, e tra essi milioni di pensionati, il loro potere di acquisto diminuirà sensibilmente», scrive la Uil. Nel dettaglio, Spetta a Bologna il primato di città dove la Tasi e le imposte comunali saranno più care secondo la Cgia di Mestre: a seguire Roma e Bari: in 5 anni i tagli ai trasferimenti in queste tre città sono stati del 48%, anche se a Milano sono stati ancora maggiori (63%), e così Venezia (66%). Nelle stime della Uil, invece, si va dalle città a «Tasi zero», Ragusa e Olbia, ai casi di Siena (costo medio 429 euro), ai 391 euro di Roma, ai 346 di Firenze. ALLARME IMPRESE. Confcommercio-Imprese per l’ Italia lancia infine l’ allarme per le imprese del terziario: solo il 26,9% sarebbe a conoscenza dell’ importo da versare e oltre il 60% registra un aumento dei costi burocratici per fare fronte a questo obbligo. Al punto che il 60,3% delle imprese – in particolare quelle di piccole dimensioni – prevede di trovarsi in difficoltà nell’ affrontare la scadenza di giovedì prossimo. Le imprese più in difficoltà sono quelle di dimensioni minori: le microimprese, le imprese che hanno sedi in comuni diversi e quelle che utilizzano immobili di proprietà per l’ esercizio della propria attività, le imprese del Mezzogiorno. Per le famiglie non va meglio: «adesso», spiega Guglielmo Loy della Uil, «il Governo annuncia che nel 2015 cambierà nuovamente il modello di tassazione degli immobili, ma la nostra impressione è “altro giro altra corsa”: si cambiano nomi, ma il risultato non cambia». Secondo Loy, poi, «se si ridurranno, come sembra, i trasferimenti ai Comuni, è prevedibile che si scaricherà sui contribuenti la mancanza di risorse. E se davvero il Governo vuole riformare il fisco comunale abbia il coraggio», conclude, «quantomeno di andare verso il superamento delle addizionali comunali Irpef, che colpiscono direttamente il reddito dei lavoratori dipendenti e pensionati. È questa la riforma che ci aspettiamo». CRITICHE DEL CONDACONS. A 5 giorni dalla scadenza del 16 ottobre, sulla Tasi «regna un vero e proprio caos». Lo denuncia il Codacons, che definisce la tassa sui servizi indivisibili il «solito pasticcio all’ italiana». Secondo l’ associazione, all’ appello mancano ancora 659 Comuni ritardatari che non hanno deliberato le aliquote. I cittadini saranno quindi costretti a pagare la Tasi in un’ unica soluzione entro il 16 dicembre con l’ aliquota standard dell’ 1 per mille. C’ è poi una selva di aliquote, detrazioni, esenzioni che rendono la Tasi una «giungla fiscale», generando incertezza tra i contribuenti. «Ma la tassa sui servizi indivisibili», denuncia il presidente Codacons Carlo Rienzi, «oltre ad essere pasticciata, appare anche fortemente iniqua perché, per effetto delle minori detrazioni, inciderà in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio-basso rispetto a quelle con reddito elevato».

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