23 Dicembre 2018

Tariffe acqua: Codacons chiede intervento della Procura

“Abbiamo scoperchiato quello che riteniamo essere un vero e proprio vaso di Pandora, pieno di tutti gli abusi commessi ai danni dei calabresi nella determinazione delle tariffe dell’ acqua”. E’ quanto si legge in una nota del Codacons. Emerge come le tariffe idriche applicate ai Comuni siano “frutto di un meccanismo ‘perverso’ che finisce per far lievitare il costo dell’ acqua”, afferma Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons, che ha gia’ chiesto alla Procura della Repubblica di procedere al sequestro di tutta la documentazione negli Uffici regionali e alla Sorical per “scongiurare che tariffe illegittime continuino ad arrecare danno ai Cittadini”. “Abbiamo provato a ricostruire la vicenda partendo dal principio – continua Di Lieto – ovvero dalla legge Galli che nel riorganizzare il settore idrico, ha stabilito che l’ adeguamento delle tariffe dovesse avvenire, nelle gestioni in cui il sistema idrico era ‘integrato’, mediante un ‘metodo normalizzato’. Spetta al Cipe determinare ed aggiornare le tariffe. In Calabria, fino al 31 ottobre 2004, gli acquedotti regionali sono stati gestiti da enti di diritto pubblico, dapprima dalla Cassa per il Mezzogiorno e quindi dalla Regione Calabria, per cui la tariffa idrica applicata ai Comuni era determinata prevedendo esclusivamente il rimborso delle spese sostenute per assicurare il servizio. E cosi’ dovrebbe essere visto anche l’ esito del referendum sull’ acqua pubblica. Accade che dall’ 1 novembre 2004, la gestione degli acquedotti regionali sia stata affidata a Sorical SpA (Societa’ Risorse idriche Calabresi), partecipata per il 53,50% dalla Regione e per il 46,50% dal colosso francese Veolia. Poiche’ in Calabria la gestione idrica non era (e non e’) integrata, spettava al Cipe determinare gli adeguamenti delle tariffe. Eppure la Regione, nel 2005, ha previsto una personalissima ‘procedura’ per gli adeguamenti delle tariffe da applicare ai Comuni per gli anni 2004-2007. Il primo adeguamento delle tariffe idriche stabilito dal Cipe, successivamente all’ inizio della gestione Sorical, e’ quello di cui alla delibera 117/2008 con decorrenza 26 marzo 2009. A quella data, pero’, la tariffa applicata ai Comuni, rispetto al valore iniziale, aveva subito – sostiene Di Lieto – un incremento del 27% per l’ acqua fornita a gravita’ e del 32% per quella fornita a sollevamento”. “Ad aggravare le cose – prosegue il Codacons – ecco che, tra i ‘mali’ contenuti nello scrigno mitologico, prende corpo un documento che certifica come Regione e Sorical fossero perfettamente consapevoli della illegittimita’ delle tariffe richieste ai Comuni e, di riflesso, ai calabresi e, nonostante cio’, abbiano perseverato in quella che, secondo il Codacons costituisce una vera e propria truffa. Si tratta di un parere reso dal Comitato di Consulenza giuridica della Regione Calabria a firma del prof. Nicola D’ Ascola ed inviato al Dirigente Generale del Dipartimento Presidenza ben due volte, la prima il 3 agosto 2011 e la seconda il 6 febbraio 2012. Ebbene il Comitato conferma che anche in Calabria bisogna attenersi alle modalita’ stabilite dal Cipe. Nel contempo l’ Organo di consulenza evidenziava come Sorical avrebbe dovuto procedere ai conguagli rispetto alle tariffe, ‘illegittime’, applicate ai Comuni”. Il Codacons ha quantificato quindi le “maggiori somme” fatturate ai Comuni effettuato un calcolo degli adeguamenti tariffari che “sarebbero stati ottenuti se fosse stata rispettata ed applicata la normativa vigente”. Secondo Di Lieto si puo’ affermare che, dall’ 1 novembre 2004 ad oggi, ci sia stato “un maggiore importo fatturato ai Comuni calabresi di circa 150 milioni di euro”.

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