14 Marzo 2006

Tariffe a ruota libera, famiglie ko

Tariffe a ruota libera, famiglie ko


Un quinto del reddito domestico in fumo per acqua, rifiuti, trasporti e Ici





Il rischio è che si arrivi a tariffe discriminatorie tra territori con aumenti a ruota libera diversi da comune a comune. L?allarme viene lanciato da sindacati e consumatori e riguarda la prospettiva, in molti casi confermata dalle prime indicazioni delle giunte comunali umbre, sull?aumento della pressione fiscale locale. Così, mentre la Cisl regionale stima che tra tassa sui rifiuti, acqua, gas, trasporti ed Ici, ogni anno una famiglia investa oltre un quinto del suo reddito, da più parti si torna a parlare di razionalizzazione e di scelte condivise tra amministrazioni e parti sociali.
Nell?occhio del ciclone, in prima battuta, la tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu). «I perugini hanno pagato da pochi mesi l?integrazione per il 2005 ? fa notare Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria ? e subire altri aumenti con il servizio che viene prestato ci sembra quanto meno inopportuno. Ma questo è un discorso che vale anche per gli altri comuni umbri: prima di aumentare i costi per gli utenti, vorremmo conoscere i risultati della raccolta differenziata, i benefici ottenuti anche in merito alla possibilità e la destinazione delle maggiori entrate chieste ai cittadini». Sui rifiuti anche commercianti e artigiani sono schierati per una ridefinizione del meccanismo che regola il passaggio del tributo da tassa a tariffa, con Confcommercio che al comune di Perugia, ad esempio, chiede «una rimodulazione del tributo secondo la reale produzione di rifiuti dei singoli soggetti».
Un altro aspetto evidenziato dal Codacons, invece, è quello della commisurazione della tariffa, nel caso di privati, non più alla superficie occupata ma in base al numero dei componenti il nucleo familiare. «Sempre che questo si traduca in un beneficio per la famiglia», aggiunge la Falcinelli. Sulla questione rifiuti, pesano anche certe scelte fatte a livello regionale con Italia Nostra che, ad esempio, spinge affinché si abbandoni la politica delle discariche per puntare unicamente sulla raccolta differenziata. «Se una città come Roma sta sperimentando la raccolta porta a porta ? fa notare il presidente regionale, Urbano Barelli ? non si capisce il motivo per cui non possa essere al centro delle politiche regionali dei rifiuti. L?unica soluzione è la gestione dei rifiuti come avviene in Germania dove la raccolta differenziata è gestita dalle stesse ditte che producono imballaggi. Ma in Umbria non vediamo neanche il tentativo di cercare altre vie, che non siano la discarica o l?incenerimento».
Il sindacato sposta l?argomento su tutto il fronte dei tributi locali, con Cgil e Cisl che pongono la questione in termini di razionalizzazione. «Relativamente al servizio rifiuti, andrebbe sospesa l?efficacia delle delibere assunte dai Comuni ? fanno sapere dalla segreteria regionale Cisl ? per avviare una riorganizzazione del servizio in una dimensione regionale per adeguare assetti aziendali (sei aziende sono troppe), forme gestionali e qualificazione del servizio in tutte le sue fasi». La Cgil rilancia invece la proposta di creare un solo soggetto regionale come riferimento per rifiuti, acqua e trasporti. «Una società multifunzione pubblica che possa portare razionalizzazioni ? aggiunge Sergio Mirimao della segreteria regionale Cgil ? riqualificando i servizi e mettendo mano ad un eventuale contenimento e livellamento delle tariffe. È vero che la partita viene da lontano, dai ridotti trasferimenti statali degli ultimi governi che si sono riverberati sulle regioni. Prendiamo l?esempio dei trasporti: in Umbria ci sono tre aziende ed una gestione regionale tramite un?azienda pubblica con bracci operativi anche a capitale privato, dagli acquisti alla gestione, innescherebbe una riduzione dei costi che non sono solo del personale». Aggiunge il Codacons: «Se l?Apm è arrivata a raterizzare l?importo degli abbonamenti scolastici, questo la dice lunga sulla situazione delle nostre famiglie». Sotto la lente dei sindacati anche l?Ici, che per la Cisl, «pur ritenendo giusta la rivalutazione delle rendite catastali, non deve essere solo uno strumento per fare cassa ma anche per favorire condizioni di maggiore equità sociale».





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