20 Ottobre 2010

Tari, dal giudice “sì” ai rimborsi

Tassa sui rifiuti, è ancora associazioni dei consumatori contro Ama. Ma stavolta, dopo la richiesta dell’ azienda a diverse realtà di mettersi in regola coi pagamenti, è l’ Adoc a passare al contrattacco: due cittadini si sono rivolti all’ organizzazione per ottenere il rimborso dell’ Iva pagata sulla Tari dal 2003, e due giudici di pace hanno emesso un decreto ingiuntivo nei confronti dell’ azienda per il pagamento. Gli importi delle sanzioni non sono alti (80 e 110 euro), ma gli effetti potrebbero essere molto importanti: «Siamo pronti – dice Carlo Pileri, presidente di Adoc- a promuovere altre centinaia di cause». I consumatori sono sul piede di guerra: «L’ Ama deve pagare, altrimenti chiederemo il pignoramento di quelle cifre. Ma poi sarebbe opportuno che ci si sieda ad un tavolo per trovare una soluzione». L’ Ama, però, replica: «Pronti a fare ricorso. Quei soldi vanno chiesti all’ Erario, non a noi». Sono due sassolini, ma rischiano di diventare l’ inizio di una valanga: due decreti ingiuntivi, di due giudici di pace, danno ragione all’ Adoc (Associazione difesa e orientamento dei consumatori) contro l’ Ama. Secondo le due sentenze, la municipalizzata dovrebbe rimborsare l’ Iva versata da due cittadini romani per la Tari, che in principio era Tarsu, cioè una tassa, poi è diventata una tariffa e ora è ritornata alla dicitura originaria, dopo la sentenza 238/09 della Corte Costituzionale. Un balletto che ha un risvolto pratico: essendo una tassa, e non una tariffa, per i rifiuti non si doveva applicare il 10% di Iva che invece i cittadini hanno pagato a partire dal 2003. E, di conseguenza, chi ha sborsato quelle cifre ha diritto a chiederle indietro. Lì, però iniziano i problemi: secondo le associazioni deve pagare l’ Ama, secondo l’ azienda tocca all’ Erario visto che l’ Iva è tassa statale. In ogni caso, nelle due «cause pilota» portate avanti dall’ Adoc, due giudici di pace differenti – Blasi e Carlesimo – hanno emesso (il 30 aprile e il 3 maggio) due decreti hanno stabilito la legittimità delle richieste di rimborso: i decreti ingiuntivi, emessi verso la municipalizzata del Comune, sono divenuti esecutivi il 26 agosto. Gli importi non sono ingenti – 80 e 110 euro – ma vinte le due cause pilota, infatti, l’ Adoc e le altre associazioni di consumatori sono pronte ad andare avanti per quella che potrebbe diventare una sorta di class action dei consumatori: «Abbiamo ricevuto – dice Carlo Pileri, presidente dell’ associazione – moltissime richieste di segnalazione e di intervento. Ma, prima di accoglierle tutte, abbiamo voluto fare una prova: vinte le prime cause, possiamo andare avanti». Tra Ama e consumatori, da tempo, va avanti una guerra senza esclusione di colpi. L’ azienda pretende da queste realtà – Codacons in testa- che si mettano in regola con la tassa sui rifiuti. Le associazioni replicano con le azioni in difesa degli utenti, e minacciano ulteriori interventi. Secondo Pileri, infatti, «l’ Ama non ha adempiuto a quanto ordinato dai giudici, e quindi stiamo valutando se attivare la procedura esecutiva di pignoramento delle somme indebitamente trattenute da Ama». Pileri insiste: «Ci auguriamo che l’ azienda eviti di proseguire il muro contro muro e faccia un’ apertura verso le associazioni dei consumatori. Ci auguriamo che si apra un tavolo di confronto per risolvere la questione dell’ Iva». Ma dall’ azienda replicano: «Noi abbiamo riscosso quel 10% come previsto dalla legge, ma abbiamo versato quegli introiti all’ Agenzia delle Entrate: i rimborsi, quindi, andrebbero chiesti al Ministero delle Finanze e non a noi. In ogni caso, ancora non abbiamo ricevuto notizia dei decreti ingiuntivi ma siamo pronti a fare ricorso». In attesa di mediazioni o trattative, comunque, l’ Adoc va avanti. E mette a disposizione della gente una mail ( [email protected]) e il proprio ufficio legale per avviare la procedura di rimborso. Ma quanto costa chiedere indietro i soldi all’ Ama? Il rischio, infatti, che a volte il costo delle pratiche si equivalga – o superi- quello del rimborso. Dall’ Adoc fanno sapere: «L’ avvio della procedura costa 23 euro: 15 euro di contributo unificato, più 8 di marca da bollo». Spese, però, che – in caso di vittoria della causa- devono essere sostenute da chi perde. Oltre a questo, c’ è la spesa per sottoscrivere la tessera dell’ Adoc: dura un anno e costa 30 euro, ma quelli non rientrano nei costi legali.
 

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