21 Gennaio 2014

Tares, mini Imu e compagnia

Tares, mini Imu e compagnia

Meno tre. Ai proprietari di prima casa in 2.377 Comuni per la mini Imu e agli inquilini di un numero imprecisato (nessuno lo conosce) di Comuni per la Tares rimangono tre giorni di tempo per pagare. Si stimano quasi 10 milioni di italiani. Per loro si tratta del conto che il governo ha pagato all’ alleanza con Berlusconi (e Alfano) per mantenere la promessa dell’ abolizione dell’ Imu. Per far tornare i conti pubblici servivano 1,5 miliardi e il modo trovato è stato quello di aumentare di 30 centesimi al metro quadro la defunta Tares (1,1-1,2 miliardi di gettito previsto) e di far pagare ai proprietari di prima casa il 40 per cento della differenza fra l’ aliquota fissata dai loro sindaci e l’ 0,4 per cento pre-fissato dallo Stato (440 milioni di gettito previsto). Già a leggerlo viene il mal di testa. E per questo i Caf (centri di assistenza fiscale) sono presi d’ assalto in tutt’ Italia assieme agli uffici postali dove si pagano i bollettini Tares. «Stiamo lavorando al massimo- sottolinea il coordinatore della Consulta dei Caf, Valeriano Canepari – per dare risposta alle migliaia di contribuenti che affluiscono nelle nostre sedi. La gente è costretta a lunghe attese, soprattutto in città come Roma, Napoli, Bologna e Milano, poiché non abbiamo potuto prendere personale stagionale, non avendo avuto modo di prepararlo, e non abbiamo potuto organizzare un servizio più strutturato a causa delle feste natalizie». Canepari ricorda che «lo Statuto del contribuente prevede che tra l’ approvazione di una norma e la sua applicazione deve essere lasciato un adeguato lasso di tempo: in questo caso non c’ è stato – osserva – In caso di ritardo o mancato pagamento il contribuente può mettersi in regola: la sanzione è pari al 3% se il pagamento viene eseguito entro 30 giorni o al 3,75% se si paga con un ritardo superiore. Per chi si mette in regola entro 14 giorni dalla scadenza la multa si riduce. Quanto alla possibilità di fare ricorso, spiega Canepari, appare un po’ «debole». Il Codacons è comunque «pronto ad iniziative legali e ricorsi in favore di quei contribuenti danneggiati dal caos fiscale». È corsa contro il tempo anche per evitare il taglio lineare delle detrazioni fiscali previsto dalla legge di stabilità. Il governo dovrà fare un primo riordino delle agevolazioni entro il 31 gennaio. In caso contrario la detrazione Irpef al 19% riconosciuta su spese mediche e mutui si ridurrà al18% per l’ anno di imposta 2013 e al 17% per il 2014. Ieri è arrivata la denuncia del Cida (manager e alte professionalità per l’ Italia): «A pagare i tagli alle detrazioni sarebbero i soliti noti, quelli con redditi sopra i 60mila euro lordi l’ an no, subirebbero l’ ennesima beffa: questo è, nei fatti, l’ ennesimo aumento delle tasse», spiega il presidente Silvestre Bertolini. Il ministero dell’ Economia conferma di lavorare per evitare il taglio lineare delle detrazioni. Per evitare di aggravare l’ effetto «depressivo» di queste misure assai controverse, Saccomanni sta ragionando sulla possibilità di sterilizzare i tagli crescenti alle detrazioni. La questione, segnalano al Mef, è al solito come recuperare in altro modo i risparmi previsti con l’ applicazione di questa misura, 488 milioni nel 2014, 773 nel 2015 e 565 dal 2016. L’ alternativa a una rinuncia totale al taglio delle aliquote potrebbe essere un semplice riordino che lo renda più «popolare», concentrando il peso della manovra sui redditi medio -alti e esentando i più bassi. Contro l’ idea del governo, arriva il parere di Enrico Zanetti, vicepresidente della commissione Finanze della Camera di Scelta Civica. «Se in legge di stabilità decidi di finanziare implicitamente parte degli sconti sul cuneo fiscale con un taglio selettivo o lineare delle detrazioni Irpef, non puoi nel giro di un mese cambiare idea e passare a logiche di rimodulazione delle detrazioni in base al reddit». Tempi stretti anche sul fronte Tasi. Non è ancora stata definita la soluzione che permetterà ai Comuni di alzare l’ aliquota 2014 tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille per consentire le detrazioni a favore delle famiglie più deboli. Si terrà con ogni probabilità domani l’ annunciato incontro tra l’ Anci e il governo per trovare le risorse: un miliardo e mezzo, di cui i 500 milioni di euro per garantire le stesse detrazioni Imu con la Tasi alle fasce più deboli. «Abbiamo indicato chiaramente nell’ Imu sugli immobili produttivi, di categoria D, la soluzione: si lasci il gettito ai Comuni, o in tutto o in parte fino a copertura del miliardo e mezzo di euro», spiega il presidente Piero Fassino. I sindaci chiedono che la modifica sia apportata il prima possibile: in un decreto ad hoc o nel «decreto Lupi» sugli sfratti che potrebbe arrivare entro la fine del mese.

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