TARANTO: IL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE SI FA PIGNORARE I FONDI DI CASSA PUR DI NON PAGARE UNA DOCENTE PRECARIA DI TARANTO CHE HA VINTO LA BATTAGLIA IN TRIBUNALE
TARANTO: IL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE SI FA PIGNORARE I FONDI DI CASSA PUR DI NON PAGARE UNA DOCENTE PRECARIA DI TARANTO CHE HA VINTO LA BATTAGLIA IN TRIBUNALE LA BANCA D’ITALIA ACCANTONA 10.864 EURO DAL FONDO AGEVOLAZIONI ALLA RICERCA DEL MINISTERO PER OTTENERE IL RISPETTO DELLA SENTENZA
La decisione del Ministero dell’istruzione di non risarcire una docente precaria di TARANTO che, tramite il Codacons, ha ottenuto in Tribunale il riconoscimento dei propri diritti, sta costando caro al dicastero. A seguito degli atti di pignoramento avviati dall’associazione per far ottenere ai docenti quanto disposto nelle sentenze dei giudici, stanno arrivando i primi provvedimenti che rischiano di svuotare le casse del Ministero.
Tra questi, la Banca d’Italia ha emesso un provvedimento attraverso il quale, con riferimento alle procedure esecutive avviate dal Codacons, dichiara di aver accantonato per conto della Tesoreria dello Stato la somma complessiva di 10.864,00 euro (pari agli importi precettati maggiorati del 50%), soldi che saranno presi dal F.A.R. – FONDO AGEVOLAZIONI ALLA RICERCA di pertinenza del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca.
“Siccome il Ministero non ha voluto rispettare la sentenza del Tribunale di Taranto, che aveva riconosciuto ad una insegnante il risarcimento del danno per gli anni di precariato, siamo stati costretti a chiedere il pignoramento dei beni del dicastero – spiega il Presidente Carlo Rienzi – La Banca d’Italia è stata quindi costretta dal Codacons ad accantonare delle somme allo scopo di soddisfare le disposizioni del tribunale, andando a pescare i soldi dal Fondo Agevolazioni alla Ricerca. Il comportamento del Miur è gravissimo non solo perché va a danno della ricerca, che già gode di fondi bassissimi in Italia, ma anche perché il mancato rispetto delle sentenze porta a pagare somme maggiorate del 50% così come prevede la legge” – conclude Rienzi.
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