23 Gennaio 2011

Tar Lazio: no alle classi-pollaio

La sentenza del Tar ribadisce che le classi che superano il numero massimo di alunni sono fuori-legge
 

ROMA- Entro 120 giorni il ministero dell’Istruzione e il ministero dell’Economia dovranno emanare il Piano generale di edilizia scolastica. E’ questo il contenuto della sentenza emessa dal Tar del Lazio che ha accolto la ‘class action’ proposta dal Codacons. Di fatto la prima azione collettiva contro la pubblica amministrazione accolta in Italia. La ‘class action’ era contro le cosiddette ‘classi-pollaio’. Si tratta delle aule scolastiche nelle quali il numero di alunni è attorno ai 35-40, e di fatto supera i limiti fissati dalla legge. Il Codacons nell’esultare per la vittoria si è augurato che: “Ora il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule scolastiche ed evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni ciascuna. Se non lo farà saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro e ottemperi a quanto disposto dal Tar. Grazie a questa sentenza, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito”. Immediato il commento del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini che ha affermato: “Il ricorso presentato al Tar del Lazio è destituito di qualsiasi fondamento perchè le classi con un numero di alunni pari o superiore a 30 sono appena lo 0,4 per cento del totale”. “Il sovraffollamento riguarda prevalentemente la scuola secondaria di II grado e si lega soprattutto alle scelte e alle preferenze delle famiglie per alcuni istituti e sezioni”, ha spiegato il ministro. Il titolare del dicastero dell’istruzione ha anche assicurato che la questione della sicurezza e dell’edilizia scolastica è da sempre una delle priorità del ministero e annunciando lo stanziamento di un miliardo di euro di cui è stata assegnata già una prima tranche di 358 milioni per avviare gli interventi più urgenti. “In Italia le scuole a rischio sono ben 12mila, ossia il 28 per cento del totale e il dato è stato fornito proprio dal ministero della Pubblica Istruzione!”, ha ribadito Carlo Rienzi, presidente del Codacons. Il riferimento è all’elenco redatto dopo un monitoraggio disposto a gennaio 2009 dall’Intesa Stato-Regioni ed effettuato in tutti gli istituti scolastici del Paese. L’elenco è stato fornito con il decreto interministeriale Miur, di concerto con il Mef, del 23 settembre 2009. Un decreto che individuava, per l’anno scolastico 2009-2010, le scuole che dovevano essere destinatarie della riduzione del numero di alunni per classe, quando le aule erano sottodimensionate. I 12mila istituti contenuti in questa lista sono localizzati in diverse regioni del Paese. Principalmente dal centro al sud dell’Italia, sono 390 in Abruzzo, 228 in Basilicata, circa 300 in Campania, 1.428 in Calabria, 467 in Emilia Romagna, 306 in Friuli, 1.330 nel Lazio, 271 in Liguria, 1.026 in Lombardia, 383 nelle Marche, 95 in Molise, 951 in Piemonte, 974 in Puglia, 541 in Sardegna, 1.259 in Sicilia, 772 in Toscana, 263 in Umbria e 1.062 in Veneto. Nella sentenza del Tar emessa dalla sezione Terza Bis del Tar del Lazio (Pres. Evasio Speranza, Rel. Giulio Veltri), si legge: “Il maggiore affollamento delle aule e la relativa inidoneità delle stesse a contenere gli alunni in condizioni di sicurezza, salubrità e vivibilità costituisce implicazione di carattere strutturale non risolubile attraverso misure di carattere meramente organizzativo, ma unicamente affrontabile attraverso una mirata riqualificazione edilizia degli edifici e delle aule. A dispetto dell’imperativo legislativo, l’anagrafe non ha avuto, per lungo tempo, compiuta ed efficace attuazione. Il fatto che i ministeri competenti hanno creato un elenco delle scuole in situazione potenzialmente critica, è cosa diversa dal Piano generale di riqualificazione dell’edilizia scolastica e può qualificarsi ed al contempo giustificarsi solo quale misura urgente e provvisoria. In definitiva, nessuna misura definitiva è stata emanata; i ministeri dell’Istruzione e dell’Economia, dovranno emanare di concerto il Piano generale entro 120 giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza, all’uopo utilizzando le risorse strumentali, finanziarie ed umane già assegnate in via ordinaria e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. In merito alla questione è intervenuto Francesco Scrima, segretario generale di Cisl Scuola che ha affermato: “Se invece che in percentuale ragioniamo in cifra assoluta, le classi con più di 30 alunni sono oltre 1.500. Potranno anche essere poche rispetto alle 370mila funzionanti, ma non ci sembrano un fenomeno da liquidare come inesistente. Per il segretario generale Uil scuola, Massimo Di Menna per evitare il fenomeno delle classi-pollaio: “Fare una fotografia precisa dell’esistente, individuare le situazioni di criticità, quelle dove è necessario intervenire e solo a quel punto passare alla definizione dell’organico”. “Il numero degli alunni per classe è conseguenza del modo in cui vengono definiti gli organici. In questi anni abbiamo assistito alla ‘logica delle medie’ per cui ci sono contemporaneamente classi con pochi alunni, per esempio nei Paesi di montagna, e classi che superano i limiti fissati dalla legge. Il modo in cui il ministero determina l’organico, tutto burocratico, con la calcolatrice alla mano, ha come presupposto un ‘tetto’ predefinito assegnato a ogni regione”. “Abbiamo più volte segnalato al ministero situazioni limite, presentato il risultato di monitoraggi effettuati nelle diverse province italiane, il nodo resta: l’anagrafe dell’edilizia scolastica, istituita da una legge del 23 gennaio 1996, finanziata ogni anno con 200 milioni di vecchie lire, rifinanziata in euro, ancora non è stata completata”.
L’obiettivo da raggiungere è quindi che neanche una classe, per nessuna ragione, risulti fuori dai limiti imposti dalla legge.

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