28 Marzo 2006

Tango-bond, la task force finisce sotto accusa

Il giorno non lo hanno scelto a caso. Nell`esatto momento in cui ha preso il via da parte della task force Argentina la raccolta dei mandati per il ricorso all`Icsid per l`arbitrato internazionale, i consumatori hanno accusato senza mezzi termini l`organismo guidato da Nicola Stock di voler semplicemente fare il gioco delle banche. In pratica, secondo Federconsumatori, Adusbef, Adoc, Codacons Mdc, Unc, Confconsumatori e Assoutenti, la Task force decidendo il ricorso all`arbitrato internazionale contro Buenos Aires, punterebbe solo a prendere tempo in attesa della fine di dicembre, quando scadranno i termini di prescrizione e, quindi, i risparmiatori che ancora hanno in mano i tango-bond, non potranno fare causa alle banche. Quegli stessi istituti che, accusano le associazioni di consumatori, sono `colpevoli di aver venduto bond argentini in contropartita diretta` scaricandoli sui consumatori. Non solo. Sempre secondo le sigle che hanno lanciato l`allarme, in tribunale ci sono buone possibilità di vincere contro le banche. Il default, spiegano, già si conosceva dal 1999 e, quindi, se i titoli sono stati acquistati a partire da quella data la via del tribunale può essere percorsa con buone possibilità di successo. Insomma, secondo le associazioni non bisogna aderire al ricorso all`Icsid proposto dalla task force. Ma qual è, invece, il meccanismo di questo ricorso? I lavori dell`Icsid (international centre for settlement of investment disputes) prevedono tre fasi. La prima è quella della cosiddetta `registration`, in cui si chiede l`avvio della procedura. La seconda è detta `jurisditional`, durante la quale le parti presentano la documentazione e le motivazioni del ricorso. Infine c`è la fase del `merit`, che prevede la decisione sul merito e la sentenza. Dal pronunciamento della sentenza, poi, lo stato ha sei mesi di tempo per adempiere agli obblighi previsti. La strada per rivedere almeno in parte i soldi investiti nei titoli di stato argentini, insomma, è ancora lunga. E anche la possibilità di poter ottenere degli indennizzi grazie all`acquisizione al bilancio dello stato dei cosiddetti conti dormienti pare subire qualche battuta d`arresto. Il regolamento necessario per dare il via alle operazioni, sarebbe già alla firma di Giulio Tremonti, ma ci sarebbero delle divergenze di vedute tra ministero e banche sul periodo di tempo che deve intercorrere tra quando un conto non è più movimentato e quando può essere fatto proprio dall`erario. Per il ministero sarebbero sufficienti dieci anni, mentre le banche avrebbero chiesto che i conti siano stati dormienti per almeno 20 o 30 anni. Se poi si considera che dovrebbero rimanere giacenti su un conto Bankitalia per altri dieci anni, i tempi d`attesa divengono veramente lunghi.

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