Tangentopoli, malattia d`Italia
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fonte:
- La Nuova Sardegna
Tangentopoli, malattia d`Italia
«La corruzione, fenomeno strutturale difficile da estirpare»
Giudice, cos`è la corruzione? «E` un reato. Un reato previsto dal nostro codice penale, che si verifica quando un pubblico ufficiale, un funzionario dello Stato o di un ente locale, riceve del denaro, o altro, come retribuzione che proprio non gli è dovuta per compiere un atto del suo ufficio. Questo si verifica di frequente in materia di appalti quando il funzionario riceve del denaro come retribuzione che non gli è dovuta per compiere un atto legato al suo ufficio. E` reato perché la sua attività deve avvenire solo ed esclusivamente in vista del pubblico interesse. Nessuno deve dargli denaro o quant`altro per questo. Il reato è ancora più grave, e per questo punito più severamente, quando ricevo denaro per omettere un atto che avrei dovuto fare o per compiere un atto che è contrario ai miei doveri».
Giovanni Palombarini, avvocato generale della Procura presso la Corte di Cassazione ed esponente di Magistratura democratica è quasi didascalico nella sua definizione. Il giudice sarà oggi a Sassari, alle 16,30, nella sala conferenze della Camera di commercio a parlare di giustizia.
«La giustizia che ci aspettiamo, e quella che ci aspetta», recita il tema del dibattito voluto da magistratura democratica, dal Codacons, Marga Chip, iniziative culturali e libreria il Labirinto.
– Giudice il limite fra lecito e illecito è chiaro, eppure la nostra società sembra non tenerne conto.
«Certo questa è la corruzione come reato, ma va detto che il fenomeno è sempre esistito. Ha avuto nelle varie organizzazioni un diverso grado di intensità, ma c`è sempre stato e non solo da noi. Nella nostra vicenda ad esempio durante gli anni Ottanta la corruzione è diventata una cosa organica. Alimentata dal finanziamento ai partito attraverso le tangenti, un sistema accettato e diffuso. Il pagamento da parte delle aziende o dei privati di tangenti giustificando la corruzione con un “dobbiamo pur lavorare“ ha alterato tutto il sistema, la concorrenza, i costi. Il prezzo delle tangenti è stato scaricato sulla gente. Siamo stati noi alla fine a pagare. Negli anni Ottanta molti imprenditori dicevano chiaramente che ai loro costi di produzione dovevano aggiungere il 10-15% in più di costi di corruzione».
«In quegli anni chiunque volesse aprire un centro commerciale doveva per forza pagare il partito, la corrente di partito e i singoli amministratori del posto con una crescita abnorme dell`illegalità».
– Erano gli anni d`oro del craxismo.
«Sì allora c`è stata una recrudescenza, ma negli anni Settanta il fenomeno era già diffuso, gli scandali non sono nati nel 1992 con «Mani Pulite» c`erano già stati negli anni precedenti. Ma il fenomeno è andato in crescendo».
– Perché?
«Perché è cresciuto il conflitto fra giustizia e politica, fra potere politico e indipendenza della magistratura. Il potere politico ha cercato e cerca di limitare l`indipendenza della magistratura».
– Perché è così difficile estirpare la corruzione?
«Il nodo di fondo sta nel sistema economico e politico da noi c`è uno stretto rapporto fra le scelte politico-amministrative e quelle di carattere economico. Due mondi che, invece, è sempre bene tenere distinti».
– Noi italiani siamo spesso accusati di essere dei maestri nel campo.
«Il fenomeno esiste anche negli altri Paesi, ma tutti concordano che da noi ha un carattere strutturale».
– A sentire le accuse del pubblico ministero, Ilda Boccassini, nel processo milanese Imi-Sir Lodo Mondadori neppure i giudici sono stati risparmiati dal contagio, il magistrato milanese ha parlato «di una struttura militare che aveva il capillare controllo del territorio, dove per territorio intendo la Suprema Corte». Non c`è di che stare allegri.
«Il processo è ancora in corso e queste sono le parole dell`accusa, bisogna vedere il contesto in cui queste parole sono state dette, certo detta in questo modo l`espressione è molto forte. Perché la corruzione dei giudici va oltre i normali doveri d`ufficio, colpisce al cuore la credibilità di un`attività che deve essere imparziale. In questo senso l`accusa è molto pesante».
– Per questo alcuni esponenti del Polo hanno chiesto di aprire la procedura per verificare se vi siano gli estremi di un trasferimento della Boccassini? Insomma cosa sta succedendo?
«Dietro tutte queste vicende io vedo un disegno di carattere più ampio: nella nostra organizzazione dello Stato, nella testa di chi governa c`è il tentativo di rendere il lavoro del giudice compatibile con le scelte politiche di fondo. Tutta la discussione in atto verte a creare dei tetti possibili all`indipendenza dei giudici».
– Cioè?
«Ci sono dei settori che devono essere sottratti al controllo della magistratura. In America ad esempio sono state inasprite le pene per reati come il falso in bilancio e i reati societari, da noi sono state attenuate».
– Non è una bella situazione…
«Dal mio punto di vista no, proprio no, non è un bel quadro».
– E della legge sul legittimo sospetto in discussione al Senato cosa pensa?
«La critica che io faccio è che con le modifiche alla legge si indurrà gli imputati a prospettare in Cassazione una qualunque ragione, generica, non suffragata dai fatti perché il giudice venga spostato. Centotrenta eminenti giuristi di tutte le facltà italiane hanno fatto questa osservazione sulla genericità del testo. Noi avevamo già una legge che tutelava il diritto di trovarsi di fronte il giudice di cui ci si fida, ora ogni imputato potrà chiederne la remissione e se gli imputati sono dieci, ciascono di loro potrà fare la sua richiesta ritardando e bloccando di fatto la macchina giudiziaria. In netta contraddizione con l`esigenza di avere processi rapidi. Una delle tante contraddizioni di questo governo. Per quanto riguarda la giustizia nessun provvedimento adottato finora è finalizzato a rendere più veloci i processi».
– Insomma la situazione in questi anni è peggiorata?
«No, è cresciuta l`indipendenza dei giudici, è cresciuta la consapevolezza dei diritti da parte dei cittadini. E` cresciuta l`attenzione al principio della legalità. I girotondi che hanno portato nelle piazze persone di diversa collocazione politica ai tempi in cui io sono entrato in magistratura non ci sarebbero stati. Nel campo dei diritti, invece, penso che ci siano stati degli arretramenti. Mi riferisco alla legge sull`immigrazione: la Bossi-Fini contiene degli elementi allarmanti per la tutela della persona umana. E l`articolo 18 che lede le conquiste già fatte dallo statuto dei lavoratori. Un arretramento indicativo. Questo sì, è certamente un punto di crisi».
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