27 Ottobre 2020

Tamponi, ok del Tar ai laboratori privati: test senza limitazioni

L’ ALLARME Il Tar del Lazio ritiene che «nel bilanciamento degli interessi coinvolti, l’ interesse pubblico prevalente sia quello di eseguire quanti più esami possibile, specie se questi vengono fatti senza oneri per le finanze pubbliche e senza limitare l’ accesso ai reagenti per le strutture del Servizio Sanitario, con l’ effetto di consentire l’ immediato avvio, privatamente e senza oneri per il Servizio Sanitario Regionale, delle operazioni diagnostiche per la ricerca del virus SARS-CoV-2 mediante esami molecolari su tutte le matrici biologiche». E’ uno dei passaggi clou della sentenza emessa dai giudici della sezione terza quater, presieduta da Riccardo Savoia che ne è l’ estensore (Dauno Trebastoni consigliere), su procedimento proposto da Artemisia spa, che è un poliambulatorio specialistico privato contro l’ ente presieduto da Nicola Zingaretti, con l’ intervento di Codacons. Su questi presupposti, il Tar scrive che «la domanda cautelare deve essere accolta (cioè il ricorso di Artemisia, presentato dall’ avvocato Stefano Vinti, ndr), essendo, peraltro, ormai consolidata l’ opinione connessa alla utilità della rilevazione mediante esami altri rispetto a quelli comunemente previsti ed eseguiti per la individuazione del paziente contagiato». LA CIRCOLARE Nel mirino c’ è l’ ordinanza della regione del 6 marzo che ha istituito la rete di laboratori CoroNET in cui si precisava «che le strutture sanitarie autorizzate all’ esercizio come Laboratori analisi, seppure specializzati in citogenetica e biologia molecolare, non ricomprese nella rete CoroNET, non sono autorizzate all’ esecuzione dei tamponi nasofaringei e/o orofaringei per la diagnosi di laboratorio del virus SARS CoV-2». Il Tar aveva congelato e poi riformato il verdetto rispetto alle correzioni fatte «di apprestare un sistema diagnostico specialistico a carattere prettamente pubblico in quanto ritenuto, sulla base di plausibili argomenti, maggiormente idoneo a garantire il più tempestivo coordinamento del servizio di analisi e dei relativi flussi informativi». Nella discussione è stata tirata fuori la Circolare del 3 aprile della Salute in cui il Ministero ricordava che i tamponi andavano svolti in laboratori regionali «ma senza in alcun modo affrontare il tema degli operatori privati». Ed è per questo che Artemisia, assistita dagli avvocati Stefano Vinti, Angelo Buongiorno, ha argomentato che tutti i provvedimento regionali che tagliavano fuori i privati «sono quindi fondati unicamente su un atto che non ha, né per la sua natura, né per il suo effettivo tenore, introdotto alcun tipo di divieto». Pertanto, scrivono i giudici che hanno accolto il ricordo di Artemisia, «il divieto per le strutture sanitarie private di eseguire test molecolari contrasta con l’ intero impianto del sistema sanitario che è invece fondato sul principio cardine del diritto alla salute declinato mediante la libertà di scelta delle cure e del soggetto che le presta». Con la curva del contagio che continua a salire e che ieri ha toccato quota 1.698 nuovi casi positivi nel Lazio di cui, 864 a Roma ( +157 rispetto a domenica). Con 16 decessi e 91 guariti: «I ricoveri di questa seconda ondata hanno già superato la quota massima della prima ondata con una ascesa della curva molto repentina» ha sottolineato l’ assessore regionale alla Sanità, Alessio D’ Amato. r. dim. f. sav. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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