“Tagli per 42mila”. “No, a rischio in 10mila”
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fonte:
- Avvenire
DA M ILANO C’ è chi ha scelto i tetti, forse sperando nell’effetto Innse (gli operai asserragliati sulla gru per difendere il posto di lavoro), chi si incatena o fa lo sciopero della fame, o ancora chi, pur di non essere dimenticato, sfila con addosso la sola biancheria, e non per il caldo che ancora imperversa: sono i docenti senza cattedra, i disperati di ogni inizio d’anno, i precari storici, i non-di-ruolo condannati ogni anno a sperare di poter lavorare. «Se non ci sentono dal basso, proviamo dall’alto», gridavano ieri dal tetto dell’ufficio scolastico provinciale di Benevento, decisi a resistere ormai da cinque giorni, ed è solo un esempio di quanto accade ormai in tutta la penisola. Intanto la protesta trovava cassa di risonanza nell’opposizione, compatta nel denunciare i tagli operati dalla Gelmini, mentre il Codacons denunciava il ministro a 104 procure «per interruzione e turbativa di pubblico servizio», nonché «violazione delle norme sulla sicurezza delle classi che superano i 25 alunni». «È dal 1971 che è previsto un limite massimo – spiega il presidente Carlo Rienzi – , classi di 30 o 40 persone è una vera follia». L’esposto è stato presentato ieri, così «ora sia i docenti precari danneggiati dai tagli che le famiglie potranno costituirsi parte civile. Il malcontento dei precari – fa poi sapere Rienzi – sfocia anche in un mega ricorso collettivo di almeno 20mila docenti che aderiranno all’azione legale organizzata dal Codacons davanti al Tar del Lazio». Che uno dei cancri del nostro sistema scolastico sia il precariato, puntuale ogni anno come la campanella del primo giorno, è l’unico punto che mette d’accordo tutti, ministero, sindacati e diretti interessati, ma sulle cifre è il solito balletto. Di decine di migliaia di tagli parla la protesta dilagante, e ’42mila tagli’ per l’anno scolastico 2009/2010 annunciava effettivamente la legge (oltre ad altri 15mila dipendenti delle categorie non docenti, il cosiddetto personale Ata, ausiliario-tecnicoamministrativo). «Sono meno di 10mila’, correggeva il tiro ieri lo stesso ministero dell’Istruzione (Miur), grazie al turn-over nel frattempo avvenuto: ‘La razionalizzazione riguardava 42mila persone – spiegava una nota del Miur – , considerato però che quest’anno sono andati in pensione 32mila docenti, in realtà si ferma a meno di 10mila il numero di insegnanti non in ruolo cui non sarà riconfermata la supplenza’. Sempre troppi, sia chiaro: 10mila famiglie che non sapranno come sbarcare il lunario. Una piaga certo non recente, conseguenza di decenni di politiche scolastiche quan- tomeno distratte, più propriamente irresponsabili, contro la quale il ministro Gelmini ha di recente annunciato un duplice antidoto: assunzioni solo in base all’effettiva necessità di insegnanti, e controllo dei ‘flussi’ a monte, col numero chiuso di ingressi già nelle università («diversamente si creano aspettative che diventano delusioni »). Così azzereremo il precariato nella scuola, ha promesso la Gelmini sotto il sole estivo del Meeting di Rimini. Ma intanto l’autunno si faceva caldo nelle città, e se la nuova strada imboccata darà i suoi frutti nel futuro, i delusi del presente sono migliaia e chiedono una soluzione. Fino ad oggi il numero di studenti per professore in Italia era tra i più bassi al mondo (10,7 alunni per docente in media, contro i 12/15 degli altri Paesi europei), ma in effetti si potrebbe apprendere ben poco in classi di 35/40 studenti, come paventano il Codacons e Cittadinanzattiva. Così, mentre il governo si affida a un’intesa con le Regioni e ai cosiddetti ‘contratti di disponibilità’ per le migliaia di precari senza cattedra (ma nessuna firma è ancora stata apposta e ancora ieri il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, parlava di «incontri in corso tra i ministeri del Lavoro e dell’Istruzione per dare una risposta coerente »), l’opposizione incalza. Stamattina intanto è stato convocato un tavolo di confronto a viale Trastevere a Roma. Anna Finocchiaro (Pd) chiama la Gelmini ad assumersi le sue responsabilità in Parlamento, il segretario del Prc, Paolo Ferrero, parla del «più grande licenziamento di massa della storia d’Italia con 150mila che saranno espulsi»… Le stesse parole che il suo collega del Pd, Dario Franceschini, pronuncia dal tetto dove ha raggiunto le precarie di Benevento.
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