9 Gennaio 2013

Tagli all’ assistenza sociale Le associazioni in rivolta

Tagli all’ assistenza sociale Le associazioni in rivolta

 

 

di Francesco Furlan wMESTRE «Forse la Regione crede che siamo ricchi perché riceviamo la pensione di invalidità e l’ assegno per l’ accompagnamento di nostro figlio disabile. Non si rendono conto del disastro che stanno facendo a tante famiglie come la nostra». Il figlio di Lina Lombardo ha 47 anni, è disabile al 100% fin dalla nascita a causa di un errore medico durante il parto – «il distacco della placenta di cui nessuno si accorse» – e dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 16, frequenta il centro diurno Anfass di via Sant’ Alberto Magno dove è impegnato in laboratori, attività motorie, momenti di socialità con gli altri ospiti della struttura. Se la Regione confermerà i tagli di 126 milioni di euro al welfare la sua famiglia dovrà accollarsi in parte o in toto il costo del trasporto e dei pasti, circa 200 euro al mese. «Una follia» dice la donna «una spesa che andrebbe a incidere ulteriormente sugli alti costi che le famiglie con persone disabili sono costretti a subire». Il mondo delle associazioni è in subbuglio per i tagli della Regione che andranno a colpire i livelli di assistenza facoltativa – i cosiddetti extraLea, non compresi nelle prestazioni obbligatorie. Un sistema di aiuto ormai consolidato in città e che, come spiegano dal Comune, ora rischia di saltare in aria. Un ombrello sotto il quale hanno trovato riparo una serie di servizi di sostegno alle famiglie, e che ora rischia di chiudersi all’ improvviso, lasciando le famiglie sotto la tempesta. «Una scelta assurda» spiega Graziella Peroni, presidente dell’ Anfass di Mestre, associazione che nelle varie strutture, per conto dell’ Asl 12 e del Comune segue e aiuta circa 130 persone disabili. «I cosiddetti extraLea sono sempre stati un fiore all’ occhiello di questo territorio» spiega «ora c’ è il rischio che le famiglie, già provate dalla crisi, siano costrette a tenere i figli a casa per l’ impossibilità di coprire i costi di trasporto e mensa. Siamo arrivati al fondo, speriamo che la Regione cambi idea». La scure di palazzo Balbi riguarda, tra gli altri, anche i 1172 beneficiari degli assegni di cura – rivolti alle persone che vengono assistite a domicilio – che incidono per una spesa annua di circa 3 milioni di euro. Molti di loro potrebbero vedere ridotto o eliminato il sostegno. A rischio sono anche i molti progetti di vita indipendente sostenuti fino adora dalla Regione – che li eroga tramite l’ Usl – con 750 mila euro, e una quota integrativa di circa 200 mila euro stanziata dal Comune. Sul piede di guerra anche l’ avvocato Franco Conte del Codacons. «La disabilità è un disagio oggettivo che va tutelato a prescindere dal reddito». «Lo stato sociale non deve discriminare nell’ erogare un servizio di sostegno» aggiunge «ma deve semmai recuperare le somme attraverso una tassazione più incisiva nei confronti dei redditi più alti. Questi 126 milioni di tagli sono una tragedia, che rischiano di ledere gli articoli 3 e 32 della costituzione, e contro i quali siamo pronti a promuovere una class action». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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