22 Giugno 2007

Tacciano le radio, la rivolta contro i network della musica

Il tormentone dell`inizio dell`estate musicale è “Strike“! Non lo sentirete negli stadi da tifosi avvinazzati né al Festivalbar. Scherzi a parte, uno sciopero c`è stato davvero. Ieri, Giornata europea della musica, su iniziativa del consorzio di etichette indipendenti italiane AudioCoop, è stato proclamato un vero e proprio boicottaggio dell`ascolto dei grandi network, rei di una programmazione esterofila e mainstream. Tv e radio nazionali dei grandi gruppi editoriali non hanno alcuna attenzione verso la musica italiana, troppo intenti a blandire major e grandi divi. Con sorprendente ma non casuale coincidenza di tempi con i CentoAutori cinematografici, questa iniziativa (che ieri ha zittito non pochi apparecchi radiofonici, creando una sensazione di vuoto surreale e insospettata) si è concretizzata fin dall“`Appello per una legge sulla Musica“, che dopo aver raccolto 5000 firme sta arrivando in Parlamento per affrontare l`iter legislativo. Una campagna di sensibilizzazione che ha portato il martoriato mondo della musica (dalle multinazionali alla pirateria “commerciante“) a ribellarsi. Come recita l`ultimo appello, firmato e condiviso da molte associazioni, dall`Arci al Codacons e dal perentorio titolo “Per dare voce alla nuova musica italiana, indipendente, emergente esordiente“, “tutte le Associazioni di discografici e i principali Festival musicali italiani sono intenzionati a proseguire in questo senso se nel frattempo non verrà avviato un tavolo di confronto con le associazioni radiofoniche per realizzare subito nuovi spazi a favore degli esordienti“. L`effetto di una protesta innovativa e inconsueta ha smosso molte acque raccogliendo manifestazioni di solidarietà impreviste, anche se non sempre disinteressate. Così Claudia Mori e Caterina Caselli, interessate, legittimamente, ai loro illustri scritturati (che comunque tra le 40 canzoni più ascoltate in radio le 5-6 “italiane“ le raccattano) si uniscono a Vasco Rossi, che tuona contro un fenomeno che, comunque , non lo coinvolge, visti i suoi “numeri“. In questo senso intelligente è stata la scelta di Giordano Sangiorgi, presidente di Audiocoop e organizzatore del Mei di Faenza (Meeting etichette indipendenti), nel voler tributare al Blasco un omaggio indie. “Vasco è uno dei pochi grandi della musica italiana che si è esposto criticando la programmazione dei grandi network radiofonici. Per questo motivo stiamo pensando di fare al prossimo Mei un tributo a Vasco, con concerti e una compilation con una quindicina di indie rock band“. Sono queste ultime ad essere massacrate da un mercato asfittico, asimmetrico, senza regole. La musica in Italia è un imbuto, e nel collo ci si infila solo se spinti con denaro e sfere di influenza molto potenti. Vittima di una politica, legislativa e industriale, miope e incompetente, cade spesso in brutte figure imbarazzanti: dallo scoprire gli Avion Travel solo a San Remo (segno lampante della perversione del sistema) fino allo scandalo dei biglietti annunciati ma mai venduti (box office gonfiati). I critici musicali, spesso in maniera snob (ma quelli bravi, che ancora girano per locali e festival altri, se ne guardano bene), lamentano mancanza di creatività e appeal della musica italiana. Da Bari a Brescia decine di manifestazioni e il loro successo e apprezzamento di pubblico li smentiscono, ma, appunto i media (non solo le radio) li oscurano. Così la tanto celebrata scuola romana deve passare per San Remo e contaminarsi e chi non si piega rimane ai margini. Un nome per tutti? Il troppo indipendente Andrea Ra il cui ultimo cd live Le bighe sono pronte , bello e potente, circola, alla grande per canali alternativi grazie all`etichetta Altipiani Rock. Il “governo amico“ in gran parte tace, lasciando alla sinistra alternativa il gravoso compito di difendere e promuovere una cultura di nuovo centrale e soprattutto non schiava dei vari poteri forti. Così Vladimir Luxuria è tra i tanti firmatari degli appelli e Pietro Folena, presidente della commissione cultura della Camera, ha voluto scrivere una lettera di sostegno. “Ritengo che questa sia una iniziativa importante per sensibilizzare l`opinione pubblica sul tema nella musica indipendente – scrive – per la valorizzazione delle produzioni italiane a partire dalle etichette indipendenti“. Parola magica quest`ultima, e temutissima, che in pochi hanno sottolineato. “Il futuro della musica italiana passa attraverso la promozione dei nuovi artisti e a tal proposito la commissione che presiedo presto inizierà l`iter del progetto di legge per la musica che è stato sottoposto ad un largo confronto, a partire proprio dalle produzioni indipendenti. Il nostro scopo è quello di riequilibrare un sistema in cui oggi grandi major straniere la fanno da padrona senza alcun bilanciamento. Il che non fa bene né alla cultura né al mercato“. Nel frattempo un piccolo passo avanti, sicura conseguenza della protesta, c`è stato. Un accordo Siae- Rai a favore della diffusione delle opere di esordienti ed emergenti e della crescente realizzazione di spettacoli di musica italiana, che Sangiorgi ha definito “soddisfacente“. Come dicevano i Blues Brothers, che qualcosa di musica sapevano, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.

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