5 Febbraio 2020

Sushi nel paniere

Un 2020 che «sarà migliore dell’anno precedente». Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è ottimista sulla crescita dell’Italia dopo un 2019 in quasi-stagnazione, e a dispetto degli scossoni sull’economia mondiale legati all’impatto del coronavirus, della frenata della Cina, delle incognite Brexit e dazi. Il 2019 si chiuderà, dopo il calo del Pil dello 0,3% nell’ultimo trimestre, con un magro +0,2%. «Sono stime provvisorie che testimoniano che abbiamo ereditato un Paese fermo», spiega il ministro a L’aria che tira. Se il premier Giuseppe Conte aveva pronosticato «un anno bellissimo»; la previsione di Gualtieri è più prudente: sarà «migliore».
Le ultime stime del Fondo monetario internazionale assegnano all’Italia un +0,5% di crescita, che già da sé sarebbe sufficiente ad avvalorare la sua previsione. Pur con l’incognita del corona virus, sul cui impatto «è presto» per sbilanciarsi, spiega lui stesso in tv. Di certo, al netto di una politica monetaria della Bce che si preannuncia ancora decisamente espansiva, il governo punta a sostenere la crescita con lo stimolo di bilancio. «Pagare meno ma pagare tutti» le tasse è il motto che Gualtieri fa proprio, spiegando di averlo già iniziato a mettere in pratica con la riduzione del cuneo fiscale, con tre miliardi di risorse attese dalla lotta all’evasione. Nessuna patrimoniale, né aumenti dell’Iva. Invece, c’è il provvedimento sul cuneo fiscale, e c’è il bonus Irpef, approvato dal consiglio dei ministri, atteso già oggi in Gazzetta ufficiale e che da luglio promette a 4,2 milioni di italiani «un intervento limitato, ma non indifferente». È la strada, parallela alla lotta all’evasione, del programma di governo, in vista di una riforma complessiva del fisco.
Capitolo delicato quello della riforma dell’Irpef, dove le posizioni dei partiti della maggioranza non sono esattamente coincidenti, tanto più se il dossier dovesse incrociarsi con una rimodulazione dell’Iva nel quadro di una più ampia riforma fiscale. «Iniziamo a lavorare da giovedì, con l’obiettivo di rifare completamente Iva e Irpef nel 2021» sottolinea Luigi Marattin, vice capogruppo di Iv alla Camera. «Abbiamo già parecchie idee», incalza, «questo però significa concentrare lì tutte le risorse reperibili nella legge di bilancio 2021, e non disperderle in tanti interventi di peso specifico basso. Il 2021 può essere l’anno di un nuovo fisco, più semplice e più leggero. Cerchiamo di avere coraggio». Bisognerà vedere la posizione del M5S favorevole a una semplificazione Irpef che avvantaggi il ceto medio con la riduzione da 5 a 3 delle aliquote e una revisione degli scaglioni, ma da sempre contrario ad interventi sull’Iva. Nel Pd invece, tra le ipotesi circolate, quella di una riduzione delle prime due aliquote. Sul tavolo anche il cosiddetto modello tedesco per un’aliquota progressiva, che sale all’aumentare del reddito.
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