24 Agosto 2009

SuperEnalotto, il tetto fissato da Visco abrogato nel 2001

La vincita record al SuperEnalotto, centrata a Bagnone, "smarca" il vincitore dalle richieste di mettere un tetto al jackpot.  Domani, al Consiglio di Stato, si discuterà l’appello del Codacons in materia: l’associazione ha già ricevuto due pareri negativi, uno dal tribunale ordinario di Roma, l’altro dal Tar Lazio, ma non sembra intenzionata a lasciare la presa nella richiesta di "misure da adottare a tutela dei giocatori". E i pareri negativi non si fermano qui: c’è anche una associazione, l’Aduc, contraria a fissare un tetto per le vincite, e anzi ritiene che il montepremi sia troppo basso. Ma per un breve periodo il tetto al jackpot è stato una realtà sancita per legge: a settembre 1999, su iniziativa dell’allora Ministro delle Finanze Vincenzo Visco, venne introdotto un nuovo meccanismo per il calcolo del jackpot. All’epoca il jackpot viaggiava intorno a 84 miliardi di lire, poco più di quanto vale adesso il jackpot di ripartenza del SuperEnalotto (martedì saranno in palio 38 milioni di euro). In seguito alle polemiche si decise di rideterminare la ripartizione delle giocate quando il jackpot del "6" fosse arrivato a 50 miliardi di lire, ed a 25 miliardi il jackpot del "5+" (che aveva un suo jackpot scollegato). In realtà dunque non si trattava di un vero e proprio tetto, quanto di un "limitatore" per evitare una crescita del jackpot: oltre la cifra stabilita l’incremento dei jackpot non avrebbe beneficiato del 20% delle giocate ma solo del 4%, destinando il restante 16% ad aumentare le quote delle vincite minori. Una modifica di vita assai breve, che, visti gli effetti negativi sul gioco, venne poi eliminata con la legge Finanziaria, a partire dal 31 dicembre 2001

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