9 Novembre 2017

Sulla tassa di imbarco è guerra tra lobby

LA MANOVRA. I COMUNI CHIEDONO PIÙ RISORSE, PD E ALA PROPONGONO DI ALZARLA DI 2 EURO, COMPAGNIE AEREE E CONSUMATORI CONTRARI ROMA. La lobby dei comuni contro quella delle compagnie aeree e degli aeroporti. E torna così il fantasma dell’ aumento della tassa d’ imbarco sui voli. Un pacchetto di emendamenti al decreto fiscale associato alla legge di Bilancio, in discussione al Senato, prevede un rincaro della tassa che grava totalmente sui passeggeri di 2 euro: durante l’ esame di ieri le proposte, avanzate da Pd, Ala e dal gruppo dei tosiani, sono state accantonate, ma l’ obiettivo politico è di ripresentarle nei prossimi giorni nella legge di Bilancio. Se gli emendamenti fossero approvati il peso della tassa, attualmente pari a 7,5 euro a Roma- Fiumicino e a 6,5 euro negli altri aeroporti nazionali, salirebbe di conseguenza a 9,5 euro a Roma e 8,5 negli altri scali. Il gettito della tassa vale, secondo dati Ifel, 500 milioni: nelle casse dei Comuni dove stanno gli aeroporti arrivano soltanto 3-4 milioni: la «tassa sul rumore» dei jet rende poco. Il grosso va ai controllori di volo dell’ Enav, ai vigili del fuoco degli aeroporti e persino a finanziare la crisi dell’ Alitalia e ad un fondo generalista per la finanza pubblica. Senza contare che lo Stato non riversa da tempo il gettito, tant’ è che l’ Anci protesta e chiede emendamenti alla manovra. Se sul piano di chi incassa ci sono molte questioni aperte, i problemi non mancano neppure da parte di chi sostiene l’ onere. In primo luogo i consumatori che pagano la tassa sia sul biglietto di andata sia, come è naturale, su quello di ritorno: dunque il rincaro sarebbe di 4 euro con la conseguente protesta del Codacons che parla di «balzello inutile». Un vero e proprio muro viene invece dall’ intera filiera del trasporto aereo: le associazioni Iata, Assaeroporti, Assaereo e Ibar contestano la misura definendola un balzello destinato a pesare sui passeggeri. La storia della tassa d’ imbarco è lunga e contrastata. Pur essendo una microtassa disturba parecchio le compagnie: nel 2016 scattò infatti un aumento di 2,5 euro, maggiore di quello ipotizzato oggi. Allora Ryanair minacciò l’ abbandono degli scali italiani tanto che il governo con il ministro Delrio fece retromarcia. La tassa tornò così ai livelli attuali. Intanto governo e Pd hanno raggiunto l’ accordo su come abolire le tariffe a 28 giorni, per telefonia e tv. È il senso di un emendamento che il ministro allo Sviluppo, Calenda,ha presentato ieri alla legge di Bilancio. In sostanza, permette le tariffe a 28 giorni solo nel caso di promozioni di durata inferiore a un mese. Altrimenti, c’ è l’ obbligo per gli operatori di fare tariffe mensili. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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