17 Ottobre 2012

«Sulla nave troppi problemi tecnici»

«Sulla nave troppi problemi tecnici»

 

di Pierluigi Sposato wGROSSETO La questione, una delle questioni, è sempre la solita: Schettino bravo o fortunato? La difesa non ha dubbi: «Il comandante ha detto più volte di aver messo la prua al vento e il grecale l’ ha portata esattamente dove Schettino la voleva portare e dove giace adesso. Lo dicono anche le registrazioni», sottolinea l’ avvocato Bruno Leporatti, come aveva fatto poco prima l’ altro difensore Francesco Pepe. «La manovra dopo l’ urto fu assolutamente fortuita perché la nave era senza controllo», aveva detto invece nell’ aula-teatro l’ ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone rispondendo al gip Valeria Montesarchio. E il legale di Isola del Giglio, l’ avvocato Alessandro Maria Lecci, rincara la dose: «Non c’ è stata alcuna mano di Dio», riferendosi alle parole del comandante alla Capitaneria: «Praticamente stiamo imbarcando acqua, tanto è calma. E poi Dio ci pensi, non abbiamo problemi, dobbiamo solo mettere i passeggeri a mare». Ma la difesa non ci sta. Non sopporta nemmeno l’ idea che ci siano stati ritardi od omissioni: «L’ avviso a Costa è stato tempestivo e completo e scevro da contaminazioni di “bugie”, come un tempo sostenuto. Certo, va lasciato al comandante il tempo di rendersi conto di quanto sta avvenendo. Consideriamo che Schettino ha avvertito non entro 30′, come dicono le procedure, ma entro 5′: non vedo come si possa parlare di ritardo». Leporatti parla ai microfoni – ed è la prima volta dall’ inizio dell’ udienza – al termine del secondo giorno, quello nel corso del quale sono stati esposti alcuni accertamenti a corredo della perizia: la falla (professor Salvatore Troisi), i sistemi a bordo (ingegner Alessandro Cantelli Forti), l’ estrazione dei dati dalla scatola nera (ingegner Amerigo Capria). Mancano le trascrizioni affidate ai Ris di Roma, che saranno discusse oggi, mentre ieri i pm hanno chiesto chiarimenti dopo aver proiettato un’ animazione sulla rotta della nave da crociera. E dopo i Ris, la parola sarà data alle parti offese. Alle 17,30 di ieri, udienza conclusa. Era iniziata poco dopo le 9, presente Schettino (insieme a Ambrosio, Ursino e Ferrarini) che aveva raggiunto Grosseto dopo aver pernottato a Marina di Cecina, al residence Tirreno, dove era stato raggiunto da una troupe Mediaset cui aveva rilasciato brevissime dichiarazioni («mai parlato male del Giglio, è anche il nome di un fiore»). Schettino ha chiesto di poter uscire, prima dell’ udienza, per potersi recare in farmacia. Udienza da questioni tecniche, da specialisti. Trascorsa mentre sullo sfondo sono rimaste le critiche di Codacons alle carenze della perizia. Troppi i malfunzionamenti la cui origine sarebbe stata trascurata, compresi quelli presunti delle porte stagne, come quelle delle porte degli ascensori: «È opportuno ricordare che 4 passeggeri sono stati trovati morti nella tromba di uno degli ascensori della nave indicando che le porte ai piani risultavano aperte in assenza della cabina», scrivono nelle osservazioni. Un’ udienza nel corso della quale la difesa ha presentato nuovamente istanza di estensione dell’ incidente probatorio, nuovamente respinta (sempre momentaneamente). Un’ udienza attorno alla quale sono ruotate varie notizie. In primis quella del fascicolo sui furti avvenuti sul relitto: un fascicolo aperto con il noto furto della campana e che si sarebbe arricchito della scomparsa di quadri e oggetti preziosi. Un fascicolo «di importanza secondaria», come lo definiscono in Procura. «Non so praticamente nulla», dice Marco De Luca, difensore di Costa. Il legale della compagnia, però, tiene a sottolineare ancora una volta l’ evidenza del comportamento lineare di Costa: «La falla era enorme, l’ unità di crisi non ha avuto il tempo di fare niente», spiega richiamandosi agli accertamenti depositati dalla Procura il giorno prima. Ma la Capitaneria di porto di Livorno (relazione dell’ 8 ottobre) non è affatto d’ accordo, perché sostiene che la compagnia non si è messa subito a disposizione e che per Ferrarini e Unsprunger «appare evidente che non forniscono alcun concreto elemento di supporto a bordo di natura tecnica e gestionale, determinando in tal modo la mancata funzione di supporto decisionale al comandante della nave, che il comitato di crisi è chiamato a svolgere». «Ha sbagliato i tempi», taglia corto l’ avvocato Michelina Suriano che assiste 7 naufraghi. Per posizioni che si aggravano, ecco posizioni che si alleggeriscono. Come quella di Ciro Ambrosio e Salvatore Ursino, entrambi in plancia: «Non hanno responsabilità», ha detto il sostituto Alessandro Leopizzi. Costa si trova ora alle prese con i risarcimenti. Anche se il 67% dei passeggeri non feriti è stato liquidato, c’ è sullo sfondo la class action di 150 passeggeri e 250 membri dell’ equipaggio che si sono rivolti a tribunali statunitensi: la legislazione Usa è molto più favorevole ai ricorrenti e Carnival-Costa è intenzionata a chiedere la competenza italiana. Il 28 novembre la decisione.

 

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