Sul disastro ora indaga la procura
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fonte:
- Corriere Adriatico
Fermo I danni e la paura. Ma anche l’ indagine. E chissà cos’ altro in futuro. Vanno accertate le responsabilità, non sempre è tutta colpa della natura matrigna. Come anticipato nei giorni scorsi la procura di Fermo ha aperto un fascicolo di indagine sull’ alluvione dell’ Ete. I numeri della tragedia sono ormai noti: due morti, un’ ottantina di sfollati e danni ingenti a infrastrutture, abitazioni e attività produttive. E’ un fascicolo che porta l’ intestazione "atti relativi", al momento senza indagati né la formulazione di specifiche ipotesi di reato. E’ prevedibile che il magistrato disponga presto l’ acquisizione di atti e documenti e svolga interrogatori per ricostruire il quadro degli eventi: la gestione della emergenza e dell’ allerta per i residenti, ma anche la tutela del territorio e la manutenzione dei corsi d’ acqua. Nei giorni scorsi il Codacons aveva annunciato esposti alle procure delle Marche perché indaghino sulle ipotesi di reato di disastro colposo, inondazione colposa, abuso o omissione di atti d’ ufficio, violazioni al Testo unico sull’ ambiente. Nel mirino Regione e Protezione civile, Comuni e Province. Nel caso specifico di Fermo ci sono anche le due vittime, Giuseppe Santacroce, 51 anni, e Valentina Alleri, 20, figlia della sua compagna Silvana Granata, 47, unica sopravvissuta: la procura, guidata da Andrea Vardaro, potrebbe muoversi anche per duplice omicidio colposo. Intanto il Comune del capoluogo ha fissato per stamattina alle 12 una riunione per fare il punto della situazione sui danni provocati dal maltempo, sia per i singoli cittadini e famiglie sia per gli imprenditori. Il sindaco Saturnino Di Ruscio invita "chiunque abbia subito dei danni a presentare le proprie segnalazioni, meglio se accompagnate da materiale fotografico, presso lo sportello dei vigili urbani". E sempre nel capoluogo è stato chiuso ieri mattina intorno alle ore 10.30 il Parco della Rimembranza, al Girfalco. I cittadini sono stati invitati a lasciare l’ area per il rischio di franare assieme alla terra e alle antiche vestigia del Teatro Romano che si stanno staccando dal lato Nord del costone. Curiosi che si dovessero sporgere dalla sommità dei laterizi potrebbero scivolare sul selciato sottostante. Gli operai comunali hanno provveduto a transennare la zona, sbarrando le porte di accesso. Non si potrà utilizzare la porta secondaria del conservatorio Pergolesi. Stop alle auto. Per raggiungere a piedi corso Cefalonia bisognerà scendere o per via Mazzini o per via della Rocca, benché anche quest’ ultima vada verso un’ altra zona in parte bloccata dopo l’ incendio all’ ex cinema Helios. Il Comune ha informato la Soprintendenza ai Beni archeologici. Bisognerà vedere il da farsi sulla base di uno stanziamento. Un piano di recupero, stando a quanto riferiscono i tecnici, non è mai stato messo a punto dall’ amministrazione comunale. Nell’ area si trova anche l’ ex casa del custode del Girfalco, concessa ad alcune associazioni, che è poco stabile: un lato mostra vistosi segni di crollo e sarà necessario intervenire con una ristrutturazione. I tempi potrebbero essere lunghi, sia per le scelte da dover fare, e non saranno facilissime, sia per il reperimento dei finanziamenti. Questo e altri danni potrebbero finire in un apposito spazio su Facebook creato dalla Provincia. Un invito all’ invio di immagini ad alta risoluzione e video sull’ emergenza all’ indirizzo email [email protected] o presso la sede centrale della Provincia in viale Trento. Un aiuto in più alla Sala operativa integrata di Protezione civile, che resta ancora aperta, per stilare la mappa completa dei danni.
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