21 Marzo 2006

Suicida in ospedale




Napoli. Era dal 22 settembre scorso in lista per un trapianto di fegato e avrebbe dovuto aspettare ancora un paio di mesi per l`intervento. Ma Pietro Terminiello, 53 anni, non ha retto allo stress provocato da quella che riteneva una attesa troppo lunga e si è ucciso lanciandosi dal terzo piano dell`ospedale di Sorrento.
Sposato e padre di tre figli, di 13, 8 e 5 anni, Terminello aveva una cirrosi epatica che gli aveva divorato il fegato. Dieci giorni fa si era recato all`ospedale universitario di Padova e, dopo due giorni di accertamenti, aveva fatto ritorno a Sorrento. Gli avevano spiegato che era impossibile trasferire la richiesta di trapianto a un ospedale napoletano perché l`iter deve essere completato nello stesso ospedale dove era stato avviato.
Iscriversi contemporaneamente a più liste d`attesa è possibile ma è sconsigliato perché – come ha scritto il quotidiano «Il Mattino» che ha rivelato la vicenda – spesso questa procedura viene rifiutata dai centri di riferimento per tutelare i pazienti. Quando infatti la gestione clinica del periodo pre-trapianto è a carico di più centri, si verificano disguidi che spesso peggiorano l`evoluzione della malattia e la prognosi del malato.
La notizia del suicidio è stata accolta con dispiacere dal prof. Davide D`Amico, direttore dei dipartimento scienze chirurgiche e trapianti d`organo dell`Università di Padova.
D`Amico ha affermato di «non capire cosa possa essere successo, cosa possa averlo indotto a compiere un gesto estremo», in quanto il paziente «con gruppo sanguigno A era nelle primissime posizioni» per il trapianto.
«Le carte – ha aggiunto il prof. D`Amico – mi dicono che era il terzo o quarto in lista» e che i tempi d`attesa, quindi, erano abbastanza brevi. «Era in ottima evidenza – ha concluso – per essere sottoposto al trapianto» anche nel giro di qualche giorno, appena si fosse reso disponibile un organo compatibile.
Il responsabile operativo del Centro regionale trapianti del Veneto, Claudio Rago, ha spiegato che «durante l`ultimo ricovero le condizioni del paziente si erano aggravate tanto che dal 38° posto era passato al quinto posto della lista, che qui in Veneto significa mediamente un`attesa di circa tre mesi, vale a dire molto inferiore alla media nazionale che per i trapianti di fegato è di circa un anno e mezzo».
Di «grande dramma umano» e «disperazione personale», a fronte di una situazione che pure «era stata gestita nel miglior modo possibile», parla Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt). «Ci sentiamo vicini e solidali con la famiglia del paziente – sottolinea Costa – ma questo gesto estremo appare dettato più da una condizione di disperazione personale, a fronte di una prevista attesa per il trapianto in atto da pochi mesi».
Il tempo medio di attesa per un trapianto di fegato, ha ricordato il direttore del Cnt, è infatti di circa un anno e mezzo a fronte di poco più di 1.500 pazienti oggi in lista. Un`attesa minore rispetto a quella per altri tipi di interventi e questo grazie alle tecniche d`avanguardia che è possibile applicare. Il problema delle liste di attesa, in ogni caso, continua a essere una nota dolente anche se l`Italia, sulla base degli ultimi aggiornamenti, si conferma ai vertici della classifica europea per donazioni e qualità dei trapianti.
Ma per l`associazione di consumatori Codacons le liste d`attesa in Italia sono ancora eccessivamente lunghe».

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this