«Sui bond argentini la Tfa punta alla prescrizione»
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fonte:
- Brescia Oggi
«Sui bond argentini la Tfa punta alla prescrizione»
Il termine per le cause scade a dicembre
Roma. La Task Force Argentina decidendo il ricorso all?arbitrato internazionale punta solo a perdere tempo in attesa della fine di dicembre, quando scadranno i termini di prescrizione e, quindi, i risparmiatori che ancora hanno in mano i tango-bond non potranno più fare causa alle banche. A muovere l?accusa, nel giorno in cui prende il via la raccolta dei mandati per il ricorso all?Icsid (durerà un mese), sono le associazioni dei consumatori, che invitano i risparmiatori a «citare le banche», invece che a favorirle come vuole fare la Tfa.
Aderendo al ricorso all?organismo internazionale di mediazione fra imprese e stati, infatti, «le banche italiane uscirebbero indenni definitivamente dalla tempesta Argentina, non pagando nessun prezzo nè economico nè reputazionale», sottolineano Federconsumatori, Adiconsum, Adusbef, Adoc, Codacons Mdc, Unc, Confconsumatori, Assoutenti, ricordando che per evitare la prescrizione gli investitori possono recarsi presso le sedi delle associazioni per ritirare la lettera-tipo interruttiva della prescrizione sia nei confronti della banca che ha negoziato il rispettivo titolo, sia nei confronti dell?Argentina e a spedirla ai rispettivi destinatari con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno.
Le banche – secondo i consumatori – sono «colpevoli di aver venduto bond argentini in contropartita diretta: questo vuol dire che li avevano sul groppone e li hanno scaricati sui consumatori. La colpevolezza degli istituti di credito è stata già riconosciuta da diversi Tribunali, che hanno sancito la vittoria di alcune decine di cause intentate dai risparmiatori contro gli istituti di credito». Il default dell?Argentina, infatti, «si sapeva già dal 1999 e quindi se i bond sono stati acquistati a partire da quella data, in Tribunale ci sono buone possibilità di vincere», aggiungono le associazioni, ribadendo il loro invito a non aderire all?Icsid, la cui decisione è inappellabile ed esecutiva ma non arriverà prima di un anno.
I lavori dell?Icsid (International Centre for settlement of the investment disputes) prevedono tre fasi: una di «registration», in cui si chiede l?avvio della procedura; una definita «jurisditional», durante la quale le parti presentano la documentazione e le motivazioni del ricorso; e infine la fase del «merit», che prevede la decisione sul merito e la sentenza . Dal pronunciamento della sentenza, inoltre, lo stato avrà sei mesi di tempo per adempiere agli obblighi imposti.
Le associazioni temono che «in caso di arbitrato negativo dell?Icsid, se il risparmiatore volesse ancora agire legalmente contro la banca che gli ha venduto i titoli, la banca stessa – concludono – potrebbe eccepire il giudizio negativo dell?Icsid con un indubbio vantaggio processuale e, soprattutto, con la possibilità che il giudice dichiari cessato l?interesse ad agire, magari anche con condanna alle spese legali in favore della benemerita banca e a carico del risparmiatore».
Complessivamente, gli italiani travolti dal default dell?Argentina sono stati circa 450.000-475.000, per un ammontare di 14,8 miliardi di dollari. A non aderire alla ristrutturazione del debito argentino sono stati circa 200.000-220.000 risparmiatori – per un valore di 6-6,2 miliardi di dollari – che non hanno accettato i titoli offerti in cambio da Buenos Aires, che a partire dal 2035 restituiranno solo il 30-33% di quanto avevano investito. Sono loro che da oggi si trovano nel dilemma di scegliere o il ricorso all?arbitrato tramite l?Icsid oppure decidere di fare causa alla banca che aveva venduto loro i «tango bond».
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