29 Gennaio 2019

«Sui beni essenziali la concorrenza aiuta nei discount ci sono prodotti a metà prezzo»

«Se parliamo di generi di prima necessità, pane, prodotti ortofrutticoli, posso essere d’ accor do, altrimenti secondo me non ci siamo». Dario Durso, referente del Codacons di Bari, concorda sul dato fornito dalle altre associazioni di consumatori, ma precisa: «Ci sta che Bari risulti tra le città meno care, che l’ inflazione sia sotto l’ 1 per cento se consideriamo l’ essenziale. Facciamo un monitoraggio costante e posso dire ad esempio che nei mercati, negli ipermercati e ancor più nei discount si può acquistare risparmiando. C’ è una vasta offerta, quindi, con maggiore concorrenza, i prezzi scendono. Ci sono prodotti senza marchio, ma di qualità pari agli altri, che si possono comprare alla metà. Va detto, però, che ci sono beni e anche servizi che devono essere considerati primari. Le utenze, ad esempio: telefono, elettricità, gas sono imprescindibili e andrebbero sempre inseriti nel paniere. Ma non solo: vanno tenuti in considerazione anche alcuni servizi assicurativi, come l’ Rc auto, i costi di manutenzione di un’ autovettura, il carburante per farla circolare. Peraltro, ciò che conta non è tanto il potere d’ acquisto quanto la capacità di comprare che da noi al Sud è di gran lunga inferiore. E la bassa reddività dipende dalla mancanza di impresa». Raffaella Altamura è la presidente di Confeser centi Bari. Da lei arriva la conferma del decremento degli acquisti a Bari. E non sempre a causa della mancanza di risorse. «Il dato nazionale (1 miliardo in meno nel 2018, ndr) è dovuto a una serie di concause: intanto, la frenata si è concentrata tra settembre e dicembre ed è da addebitare all’ incertezza della prospettiva economica del nuovo Governo. Tendo a non spendere i soldi se sono un padre di famiglia e non so quali saranno le tasse sull’ azienda o sugli immobili di proprietà o cosa il welfare potrà coprire. Questo ragionamento su larga scala ha prodotto quel dato macroscopico. La verifica a livello locale, oltre a quanto detto, conferma la tendenza anche per altri motivi: da noi ad esempio non si acquista l’ abbigliamento fino a novembre perché la temperatura è mite. Passato dicembre, le condizioni meteo avverse hanno rallentato anche la corsa ai saldi. Aggiungiamoci che durante le giornate feriali la città è ferma. Gli esercenti dicono che al momento la situazione non è cambiata. Chi ha soldi da spendere, e c’ è chi li ha, preferisce l’ e-commerce e in seconda battuta andare in un centro commerciale. Del resto, Confesercenti teme che quando la vera ripresa arriverà (nel 2020? nel 2021?) avverrà in scala prima on line, poi nella grande distribuzione. Solo alla fine inciderà sugli esercizi di prossimità». [g.f.c.]

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