23 Settembre 2019

Sugar tax, Associazioni contrarie ma i benefici per la salute potrebbero esserci

 

Elena Leoparco Sugar tax anche in Italia? La proposta di tassare merendine e bevande zuccherate sta aleggiando su giornali e social dal weekend scorso ma per il momento non c’è niente di formale.
Come funzionerebbe la nuova tassa

A suggerire la tassa è stato il Ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, che per la nuova finanziaria ha chiesto di poter avere 3 miliardi di euro in più per finanziare scuola e ricerca. Dove trovare le risorse? Semplice, tassando stili di vita potenzialmente dannosi.

In aggiunta alla sugar tax che farebbe aumentare il prezzo di snack e bibite in nome di uno stile di vita più sano, ci sarebbe anche una tassa sui biglietti aerei che farebbe aumentare il prezzo di 1 euro per i voli nazionali e 1,50 euro per quelli internazionali che farebbe invece bene al clima.

Tassa sullo zucchero di merendine e bevande gassate
Le critiche alla Sugar tax

Appena divenuta di dominio pubblico, l’idea ha subito incassato un gran numero di critiche, a partire dagli avversari politici del Governo Pd-5 Stelle, per arrivare alle associazioni di settore e dei consumatori.

Assobibite ha dichiarato che la proposta sarebbe “dannosa” per le imprese italiane e produrrebbe una riduzione delle vendite del 30%, oltre ridurre i consumi finali per l’11% del valore.

Per Codacons si tratta di “fanta-fisco”. L’associazione boccia la tassa su bibite gassate e merendine, perché una simile misura lascerebbe fuori un numero enorme di alimenti ugualmente pericolosi per la salute (come patatine fritte e dolciumi vari), introducendo rincari dei prezzi per una unica tipologia di prodotto senza tuttavia ottenere vantaggi sensibili sul fronte della salute pubblica, con danni economici per i consumatori.
La Sugar tax nel resto del mondo

Eppure sono molti i paesi nel mondo dove la tassa sugli zuccheri è in vigore e produce anche dei risultati positivi.

In Gran Bretagna, per esempio, lo scorso anno è stata approvata la soft drinks industry levy, ovvero un sovrapprezzo di 0,20 euro al litro per bibite in cui la quantità di zucchero varia tra 5 e 8 grammi su 100 millilitri e di 0,27 euro al litro se lo zucchero supera gli 8 grammi per 100 millilitri. Questo ha portato il 50% dei produttori (circa 326 aziende), a ridurre di circa 45 milioni di chili lo zucchero impiegato.

In Francia, la suga tax esiste dal 2012, e prevede un prelievo fisso di 7,53 euro per ettolitro. Dal 2018 è stata introdotta una tassazione progressiva in base alla percentuale di zucchero, e si va da 0,045 euro/litro per bevande con il 4% di zuccheri a 0,235 euro/litro per bevande con il 15% di zuccheri.

In Norvegia la “sugar tax” esiste addirittura dal 1922 e nel 2018 è stata aggiornata a 0,49 euro al litro.

Negli Stati Uniti non esiste una tassa nazionale, ma diverse città la applicano autonomamente. Negli Emirati Arabi dal 2017 c’è una tassa del 50% sulle bevande analcoliche e del 100% sugli Energy drink.

In Messico invece è stato imposto un aumento del 10% sul prezzo delle bibite zuccherate, all’incirca 0,04 euro in più al litro, mentre nelle Filippine si parla di 0,10 euro al litro per bevande con dolcificanti e di 0,19 euro per quelle con sciroppo di mais.

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