13 Aprile 2013

Studio dell’ Istituto superiore di Sanità Acqua all’ arsenico: allarme in cinquanta comuni del Lazio

Studio dell’ Istituto superiore di Sanità Acqua all’ arsenico: allarme in cinquanta comuni del Lazio

        

viterbo «Acqua azzurra, acqua chiara, con le mani posso finalmente bere». Recitava il ritornello di Acqua Azzurra canzone del laziale Lucio Battisti. Proprio dal Lazio arriva una storia in cui l’ acqua non se la passa bene. A Viterbo sulle fontanelle campaggia il cartello «acqua non potabile». Secondo accertamenti nel capoluogo e in 45 comuni della provincia – oltre ai 5 della zona di Roma – il livello di allerta per l’ arsenico è stato ampiamente superato. Il limite massimo consentito, dall’ Oms, è di 10 microgrammi al litro e a Capranica, uno dei comuni maggiormente colpiti, siamo a 43 microgrammi. Il sindaco del comune ha affermato sconsolato: «Si distribuiscono i “buoni” acqua come un tempo le “tessere del pane”». Intanto è severamente vietato bere, cuocere, preparare alimenti e bevande, perfino lavarsi i denti, mentre si può solo lavare gli indumenti, le stoviglie e gli ambienti, ed utilizzare scarico water e impianti di riscaldamento. In questo caso il Codacons è sceso in campo e ha chiesto la chiusura degli esercizi commerciali del viterbese che usano acqua contaminata, ma è anche pronto ad indire una class action contro ministero e Regione Lazio fino ad un massimo di un milione di euro per attività. Sulla questione ha espresso il suo parere Francesco Cubadda, presidente dell’ Istituto superiore di Sanità (Iss) che ha effettuato lo studio. «No agli allarmisti – dice lo studioso – ora ci sono i dati per intervenire in maniera adeguata ed equilibrata». Da sottolineare che l’ arsenico si trovia in natura in molti pozzi, sopratutto nel Lazio – zona duramente colpita da questa piaga che vede coinvolti 854mila abitanti della regione -, ma l’ attività dell’ uomo, come sempre in questi casi, aumenta esponenzialmente i livelli di sostanze nocive presente nell’ ambiente. Per esempio la combustione di fonti fossili, la produzione di rame e l’ uso smodato di piombo e zinco in ambiente agricolo fa schizzare alle stelle il livello di arsenico nelle acque. Il rischio è per tutta la catena alimentare e per una zona che storicamente vive delle risorse agresti a sua disposizione.
        

 
       

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