15 Settembre 2013

Studenti fuori sede, è sempre caro-affitti

Studenti fuori sede, è sempre caro-affitti

 

C’ è un pezzo di mercato immobiliare che non conosce crisi e non sembra aver paura delle imprevedibili politiche fiscali sulla casa che rendono sempre meno appetibile il mattone come forma di investimento. È il comparto degli affitti per gli studenti universitari fuori sede: un business senza fine, che spesso garantisce a piccoli proprietari consistenti entrate in «nero» e che a Roma, secondo le stime degli operatori di mercato, fa girare almeno 50-60 milioni di euro al mese. Ecco le cifre del fenomeno. Nella Capitale gli studenti fuori-sede, fra atenei pubblici e privati, sono circa 90 mila (la maggior parte iscritti alla Sapienza). Gli alloggi messi a disposizione da Laziodisu, l’ ente regionale per il diritto agli studi, sono invece appena 2300 secondo quanto comunicato dall’ azienda stessa sul proprio sito Internet. E tutti gli altri studenti dove vanno a dormire? Le università private in alcuni casi offrono anche la sistemazione, ma a prezzi spesso vicini a quelli di mercato, che nella Capitale sono particolarmente cari. Alcuni atenei pubblici hanno stipulato convenzioni con residence e soggetti privati, ma anche in questo caso i canoni richiesti sono tutt’ altro che economici. Poi c’ è chi si rivolge alle strutture religiose, che a Roma sono tantissime e offrono sistemazioni talvolta anche a prezzi economici, ma in strutture che hanno orari e codici di comportamento che spesso non si conciliano con aspettative e stili di vita degli studenti. La maggior parte dei fuori sede è però costretta a trovare una stanza o un posto letto cercando fra gli annunci delle riviste specializzate. E così, nei quartieri a ridosso delle principali università, i prezzi degli affitti, a dispetto della crisi e della congiuntura negativa, restano altissimi. Una stanza singola a San Lorenzo o a Piazza Bologna, zone gettonatissime per gli studenti della Sapienza, costa fra i 400 e i 700 euro al mese, a seconda delle condizioni dell’ appartamento. Per un posto in doppia o in tripla si scende a 3-400 euro al mese. Stessi prezzi, e in alcuni casi anche più alti, a rosso di Roma Tre, all’ Ostiense. L’ effetto-fuori sede vale anche in periferia. Nella zona della Romanina, da quando l’ Università di Tor Vergata è cresciuta diventando un maxi-ateneo, i prezzi degli affitti sono schizzati verso l’ alto. E anche qui, una stanza singola può arrivare a 600 euro al mese, mentre fino a qualche anno fa con la stessa cifra ci si prendeva un appartamento intero. Prezzi alti, ma non solo: spesso gli affitti sono in nero, i padroni di casa si rifiutano di cedere gli appartamenti contratto regolare. Oltre il 90 per cento delle locazioni degli studenti, secondo i dati elaborati dall’ associazione di consumatori Codacons, a Roma è in nero. L’ Agenzia delle entrate sta provando a intensificare i controlli, anche inviando questionari agli studenti. Ma per adesso l’«emersione» resta un fenomeno del tutto marginale. Pa. Fo. RIPRODUZIONE RISERVATA C’ è un pezzo di mercato immobiliare che non conosce crisi e non sembra aver paura delle imprevedibili politiche fiscali sulla casa che rendono sempre meno appetibile il mattone come forma di investimento. È il comparto degli affitti per gli studenti universitari fuori sede: un business senza fine, che spesso garantisce a piccoli proprietari consistenti entrate in «nero» e che a Roma, secondo le stime degli operatori di mercato, fa girare almeno 50-60 milioni di euro al mese. Ecco le cifre del fenomeno. Nella Capitale gli studenti fuori-sede, fra atenei pubblici e privati, sono circa 90 mila (la maggior parte iscritti alla Sapienza). Gli alloggi messi a disposizione da Laziodisu, l’ ente regionale per il diritto agli studi, sono invece appena 2300 secondo quanto comunicato dall’ azienda stessa sul proprio sito Internet. E tutti gli altri studenti dove vanno a dormire? Le università private in alcuni casi offrono anche la sistemazione, ma a prezzi spesso vicini a quelli di mercato, che nella Capitale sono particolarmente cari. Alcuni atenei pubblici hanno stipulato convenzioni con residence e soggetti privati, ma anche in questo caso i canoni richiesti sono tutt’ altro che economici. Poi c’ è chi si rivolge alle strutture religiose, che a Roma sono tantissime e offrono sistemazioni talvolta anche a prezzi economici, ma in strutture che hanno orari e codici di comportamento che spesso non si conciliano con aspettative e stili di vita degli studenti. La maggior parte dei fuori sede è però costretta a trovare una stanza o un posto letto cercando fra gli annunci delle riviste specializzate. E così, nei quartieri a ridosso delle principali università, i prezzi degli affitti, a dispetto della crisi e della congiuntura negativa, restano altissimi. Una stanza singola a San Lorenzo o a Piazza Bologna, zone gettonatissime per gli studenti della Sapienza, costa fra i 400 e i 700 euro al mese, a seconda delle condizioni dell’ appartamento. Per un posto in doppia o in tripla si scende a 3-400 euro al mese. Stessi prezzi, e in alcuni casi anche più alti, a rosso di Roma Tre, all’ Ostiense. L’ effetto-fuori sede vale anche in periferia. Nella zona della Romanina, da quando l’ Università di Tor Vergata è cresciuta diventando un maxi-ateneo, i prezzi degli affitti sono schizzati verso l’ alto. E anche qui, una stanza singola può arrivare a 600 euro al mese, mentre fino a qualche anno fa con la stessa cifra ci si prendeva un appartamento intero. Prezzi alti, ma non solo: spesso gli affitti sono in nero, i padroni di casa si rifiutano di cedere gli appartamenti contratto regolare. Oltre il 90 per cento delle locazioni degli studenti, secondo i dati elaborati dall’ associazione di consumatori Codacons, a Roma è in nero. L’ Agenzia delle entrate sta provando a intensificare i controlli, anche inviando questionari agli studenti. Ma per adesso l’«emersione» resta un fenomeno del tutto marginale. Pa. Fo. RIPRODUZIONE RISERVATA.

pa. fo.

 

 

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