18 Marzo 2015

Strisce blu: il Tar annulla gli aumenti voluti dal Campidoglio

Strisce blu: il Tar annulla gli aumenti voluti dal Campidoglio

ROMA – La seconda sezione del Tar Lazio ha annullato gli aumenti delle strisce blu a 1,50 euro. La sentenza dei giudici amministrativi ha cancellato la delibera del 29 luglio 2014 anche nella parte riguardante la sospensione della «tariffa agevolata giornaliera pari a 4 euro per otto ore continuative e la tariffa agevolata mensile, riferita ad un solo autoveicolo, pari a 70 euro». Sempre secondo i magistrati, il monitoraggio e lo studio effettuato da Roma Servizi per la mobilità, «si limita alla riproduzione degli elaborati dell’analisi condotta nel 2008 dalla Commissione appositamente istituita», e deve pertanto «escludersi che l’Agenzia abbia poi verificato l’adeguatezza dell’offerta del trasporto pubblico nelle diverse zone tariffate.

«Non è stato incrementato il trasporto pubblico»

I giudici hanno sottolineato che «non è qui in discussione il fatto che le strisce blu costituiscano ormai in tutto il mondo uno degli strumenti essenziali per la limitazione della circolazione, al fine di superare le enormi criticità ambientali dell’inquinamento acustico ed atmosferico per i centri storici e le aree immediatamente adiacenti. L’oggetto delle rimostranze dei ricorrenti è infatti rappresentato dalle modalità con cui tale fine è stato perseguito, a causa del mancato bilanciamento di tutti i valori in gioco».«Deve convenirsi con i ricorrenti – si legge nella sentenza del Tar – che l’uso indifferenziato della leva finanziaria costituisca una scelta non conforme ai criteri di determinazione delle tariffe ivi delineati. Di immediata evidenza, appare, ad esempio, l’inesistenza di misure di incremento dell’offerta di trasporto pubblico o comunque di specifici studi circa l’attuale adeguatezza di esso nelle diverse zone tariffate».

«1,50 euro per 90 minuti»

E ci sarà un comprensibile periodo di caos per i romani che da mercoledì dovranno pagare le ore di sosta nelle strisce blu. «Per la modifica dei parcometri e degli altri sistemi di pagamento occorrerà, così come del resto è avvenuto all’indomani dell’aumento delle tariffe, un periodo di tempo quantificato, a seconda dei canali di pagamento (parcometri, grattini, titoli online), in giorni o settimane, il pagamento di 1,50 euro a partire da domani consentirà la sosta per settantacinque o novanta minuti, a seconda delle zone». È quanto si legge in un comunicato dell’Atac. «Gli ausiliari della sosta, pertanto, non terranno conto nell’attività di verifica dell’orario di fine sosta stampato sulla ricevuta esposta, ma solo dell’orario di inizio».

Plauso dell’Adoc

«È stata una follia aumentare a 1,50 euro l’ora le tariffe delle strisce blu, ma il vero danno è stato il taglio delle agevolazioni tariffarie giornaliere e mensili. Il Tar del Lazio, ancora una volta, ha messo in luce tutta la malagestione dell’attuale amministrazione – dichiara Lamberto Santini, presidente dell’Adoc – con l’abolizione dell’agevolazione di 4 euro per 8 ore di parcheggio l’aumento dei costi per una sosta continuativa di una giornata lavorativa è stato pari al 300%, con un impatto medio sul reddito giornaliero pari al 23%, un quarto della paga; eliminando l’abbonamento mensile di 70 euro la spesa è salita a 264 euro al mese, per un ricarico del 377% rispetto alle vecchie tariffe. Non essendoci alternativa di mobilità, a Roma, il 75% circa dei cittadini è «costretto» a raggiungere il posto di lavoro utilizzando la propria autovettura. Aver imposto un tale aumento significa non conoscere la città che si amministra, in questo modo non si riduce il numero di auto circolanti ma si mette il cittadino spalle al muro, visto che il trasporto pubblico capitolino fa acqua da tutte le parti».

«Erano aumenti del 50%»

Soddisfazione per la decisione del Tar è stata espressa dal Codacons, promotore del ricorso accolto dai giudici amministrativi. «Gli aumenti erano non trovavano giustificazione alcuna nella realtà – commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – Non solo infatti le tariffe sono aumentate del 50%, ma addirittura sono state cancellate quelle agevolazioni per i meno abbienti o per chi è costretto a parcheggiare sulle zone a pagamento quando si reca a lavoro e deve sostare 8 o più ore. Il Campidoglio, in sostanza, aveva trasformato le strisce blu della Capitale in veri e propri parcheggi per ricchi». La decisione del Tar «che si aggiunge a quella sulle Ztl, dimostra il fallimento della politica del Comune sul traffico». L’associazione, in una nota, comunica che è allo studio «la fattibilità di un’azione legale finalizzata a far ottenere a quanti hanno sostato presso le strisce blu pagando tariffe maggiorate, il rimborso delle maggiori somme versate a seguito degli aumenti illegittimi».

Improta: «Faremo ricorso»

L’assessore alla Mobilità capitolina Guido Improta reagisce alla notizia della sentenza: «Prendiamo atto della sentenza fotocopia del Tar che censura Roma Capitale per l’istruttoria insufficiente che avrebbe accompagnato l’adozione della delibera n. 48 del 29 luglio 2014. Dopo la pronuncia sulle tariffe Ztl, cui abbiamo fatto fronte con una nuova delibera, il Tar del Lazio, anche in questa occasione, riconosce il potere attribuito a Roma Capitale in materia ed evidenzia l’aspetto formale della mancata adozione del Pgtu da parte dell’Assemblea capitolina come elemento fondante della sentenza emessa.

«Valutazioni che non ci convincono»

Ma il Tar in questa occasione – prosegue Improta – si spinge anche a compiere delle valutazioni politiche che non ci convincono proprio. Infatti, mentre da un lato accetta il fatto che le strisce blu costituiscano un elemento essenziale per la limitazione della circolazione, dall’altro dice che dobbiamo tener conto delle abitudini dei cittadini all’uso dei mezzi pubblici che, in una città con 2,8 milioni di veicoli, sono evidentemente da modificare se non da costruire a partire da un diverso approccio culturale al tema della mobilità». «I provvedimenti che stiamo adottando, sono finalizzati al miglioramento strutturale delle condizioni di vita dei romani, a partire dagli aspetti ambientali. Inoltre, lo stesso Tar non tiene in considerazione i soli 70.000 stalli effettivamente disponibili per la sosta tariffata e le ripercussioni sulla velocità commerciale del trasporto pubblico determinati dalla densità del traffico e dal fenomeno della sosta vietata. Proporremo pertanto – conclude Improta – ricorso al Consiglio di Stato verso una sentenza che è culturalmente sbagliata».

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