21 Ottobre 2020

Stretta su pubblicità nei videogame

Stop alle pratiche commerciali scorrette nel mondo dei videogames. L’ Antitrust ha infatti accolto un esposto del Codacons in cui si segnalavano all’ Autorità pratiche commerciali scorrette sul fronte degli acquisti ” in-game ” all’ interno di un videogioco. In sostanza utilizzando denaro reale il giocatore può ottenere varie utilità (armi, attrezzature, calciatori, mosse speciali, upgrade vari legati alla natura del gioco, monete virtuali, etc.) e potenziare il proprio personaggio o la propria squadra e avanzare rapidamente nel gioco. Gli acquisti avvenivano anche tramite loot boxes, ossia acquisti di elementi di gioco casuali. A peggiorare la situazione per gli editori c’ era il fatto che la pratica degli acquisti “in-game” fosse inserita anche nei videogiochi destinati ai più piccoli, allo scopo di indurre i bambini ad effettuare acquisti o a richiedere ai genitori di farlo . Di più: nel corso del gioco venivano diffusi messaggi specifici destinati agli utenti con l’ obiettivo di modificare il comportamento dei bambini. Inoltre – aggiunge il Codacons – le informazioni sulla necessità di fare acquisti durante il gioco non venivano inoltre rese in modo trasparente ai consumatori. Leggi anche Clash Royale & Co., allarme del Garante per l’ infanzia: ‘Un Far West senza regole’ Dopo un anno di analisi, quindi, l’ authority per la concorrenza ha pubblicato il provvedimento reso all’ esito del procedimento avviato nei confronti di Electronic Arts Inc. nota per famosi videogame come Fifa, Apex e Star Wars. Leggi anche “Clash royale” e i giochi per telefonino, la nuova droga dei teenager: rovinano pagella e portafogli “Il sospetto – spiegano gli avvocati Gianluca De Cristofaro, Miriam Loro Piana e Francesco de Rugeriis di Lca – era che Electronic Arts non avesse reso sufficientemente chiaro che i videogiochi disponibili sulla sua piattaforma Origin e sul suo sito internet (anche quelli free to play , che non hanno un costo iniziale) permettessero di effettuare acquisti con valuta reale tramite meccaniche interne al gioco. Circostanza, quest’ ultima, che poteva indurre i giocatori più giovani, maggiormente suscettibili alle dinamiche di gioco, a fare più acquisti in-game e tramite loot boxes per ottenere elementi di gioco anche in grado di migliorare le performance ” in game “. EA, pur sostenendo la conformità delle indicazioni rese ai propri giocatori con il sistema Pegi ( Pan European Game Information ), ha deciso di assumere ulteriori impegni davanti all’ Agcm, che l’ authority ha valutato positivamente archiviando il procedimento. “In particolare – proseguono gli avvocati – , EA si è impegnata a rendere la presenza di questo tipo di caratteristica più evidente sia con accorgimenti grafici e testuali, sia con maggiore chiarezza nei termini e condizioni di download dei giochi, persino ampliando il diritto di recesso dei consumatori. A quest’ ultimi, infatti, verrà permesso di annullare gli acquisti e ottenere il rimborso entro 24 ore dopo la prima esecuzione del gioco, ovvero entro 14 giorni dalla data dell’ acquisto, se il cliente non ha avviato il gioco”. La maggior parte degli impegni dovrà essere attuata entro fine anno, ma nel frattempo la decisione dell’ Agcm offre spunti rilevanti per tutti gli operatori del settore dei videogames a dimostrazione che il settore non può più passare sottotraccia. Di certo è una delle prime decisione prese dall’ Antitrust a proposito di attività pubblicitaria svolta all’ interno di un videogioco, a dimostrazione di quanto il tema stia diventando caldo anche in Italia.
giuliano balestreri

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