17 Luglio 2018

Strage sul binario unico In aula 50 parti civili

A due anni dalla strage, a pochi giorni dal giorno del ricordo, che ha consentito ai familiari di manifestare la sete di giustizia, al via dinanzi al gup del Tribunale di Trani Angela Schiralli l’ udienza preliminare per il rinvio a giudizio di 18 persone fisiche e della società Ferrotramviaria, imputate per il disastro ferroviario avvenuto il 12 luglio del 2016 sulla tratta a binario unico Andria-Corato, in cui morirono 23 persone e altre 51 rimasero ferite, nello scontro frontale tra due convogli. «Noi saremo al fianco delle famiglie delle persone offese, di coloro che hanno avuto vittime e feriti. Lo faremo con grande determinazione. Seguirò personalmente il processo, con l’ Avvocatura regionale. E ci auguriamo che la verità possa contribuire almeno un po’ a lenire il dolore gravissimo che queste persone stanno ancora vivendo, e vivranno per tutta la vita», le parole del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, messo piede fuori dall’ aula. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di disastro ferroviario, omicidio colposo, lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso. Oltre alla Regione Puglia, hanno chiesto di costituirsi nei confronti dei 18 imputati e della società Ferrotramviaria la RegionePuglia, i Comuni di Andria, Corato e Ruvo diPuglia, diciassette famiglie delle vittime e alcuni sopravvissuti, numerose associazioni, tra le quali Codacons e associazioni a tutela dell’ ambiente e degli animali, per un totale di circa cinquanta domande. Si tornerà in aula il prossimo 7 settembre per eventuali eccezioni preliminari delle difese anche sulle richieste di costituzione delle parti civili. A rischio processo, due capostazione, un capotreno, dirigenti e funzionari di Ferrotramviaria e del Ministero delle Infrastrutture. Stando alle indagini della magistratura tranese, quel giorno da Andria fu dato l’ ok alla partenza del treno senza aspettare l’ incrocio con il convoglio proveniente da Corato, la cui partenza, però, non era stata neppure comunicata. Per queste condotte la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i dirigenti di movimento di Andria e Corato, Vito Piccareta e Alessio Porcelli, il dirigente coordinatore centrale Francesco Pistolato e il capotreno Nicola Lorizzo, che viaggiava sul convoglio partito da Andria (il collega che era a bordo del treno da Corato è tra le vittime). Ai due capostazione si contesta anche di aver falsificato i registri contenenti le annotazioni sui «via libera» per la partenza dei treni. Agli allora dirigenti di Ferrotramviaria, gli amministratori delegati Enrico Maria Pasquini e sua sorella Gloria Pasquini, il direttore generale Massimo Nitti, il direttore di esercizio Michele Ronchi e altri sei dirigenti, la Procura di Trani contesta di non aver adeguatamente valutato i rischi, violando una serie di norme sulla sicurezza. Avrebbero sottovalutato il pericolo nonostante 20 inchieste disciplinari aperte fra il 2003 e il 2015 a seguito di incidenti sfiorati. Rischia il processo anche il direttore generale del ministero delle Infrastrutture, Virginio Di Giambattista, accusato in concorso con un’ altra dirigente, Elena Molinaro, di non aver «compiuto verifiche periodiche» e adottato «provvedimenti urgenti» per eliminare il sistema del blocco telefonico su quella tratta a binario unico. Il governatore era in aula in qualità di rappresentante legale della Regione Puglia che si è costituita parte civile nel processo. Per Emiliano, è «un gravissimo vulnus» il fatto che le Regioni non abbiano «organismi» per controllare i «loro concessionari». Il che, ha rilevato, dovrebbe indurre il «legislatore a prendere una decisione definitiva su questo punto». E ha aggiungo: «Voglio rassegnare la mia gratitudine – ha aggiunto il presidente della Regione – nei confronti dell’ autorità giudiziaria di Trani, sia la Procura della Repubblica che gli uffici del Tribunale, per la rapidità con la quale si sono mossi in una processo estremamente complesso». «A praticamente due anni dall’ evento – ha concluso – siamo già all’ udienza preliminare e, credetemi, in situazioni del genere questo è veramente un record». In aula anche l’ ex presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, autore della norma che nel 2016 istituì il fondo di 10 milioni di euro per i risarcimenti alle famiglie delle vittime e ai feriti nella strage ferroviaria: «Il disastro ferroviario Andria-Corato nella sua tragicità – sottolinea – ha segnato un punto di svolta sul tema della prevenzione sulle linee ferroviarie e abbiamo tutti il dovere, per rispetto verso le vittime, di garantire che con le nuove norme tutto questo non accada mai più. Alle famiglie delle vittime lo Stato ha assicurato tempestivamente il contributo che varammo in Parlamento su mia proposta nella stessa settimana del disastro, equiparando la tragedia a quelle precedenti di Viareggio e Linate. Questo contributo, garantito da un fondo di dieci milioni di euro, serve a rendere le famiglie libere da qualsiasi pressione o ricatto da parte delle assicurazioni o di chi ritiene di dover sfruttare i tempi della giustizia».
nicola quaranta

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