Strage silenziosa nelle Rsa La procura vuole vederci chiaro
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fonte:
- Corriere della Sera
Il presidente dell’istituto Cremonesini: «abbiamo chiesto i tamponi, ma la Regione non ci ha risposto. abbiamo avuto una mortalità del 6 per cento»
La procura della repubblica di Brescia sta lavorando sulla situazione delle Rsa della provincia e ha chiesto ai Nas di requisire documenti che riguardano le 86 rsa e le 8 rsd (residenze per disabili) del bresciano. L’interessamento della procura è scattato dopo la presentazione di numerosi esposti. I magistrati stanno valutando come procedere. Tra gli esposti anche quello del Codacons sull’Istituto Cremonesini di Pontevico dove i tamponi sono stati richiesti e mai eseguiti. Solleciti via mail caduti nel vuoto e impossibilità di creare dei reparti «covid» per le pazienti con sospetto di contagio: un comunicato di quattro pagine per raccontare la situazione – drammatica – all’interno dell’Istituto Bassano Cremonesini di Pontevico, dove si sono registrati 22 decessi su 320 ospiti totali, tra Rsa (residenza per anziani) e Rsd (residenza per disabili). E per respingere le accuse di cattiva gestione dell’ emergenza. La nota firmata da monsignor Federico Pellegrini, presidente del Bassano Cremonesini, ricostruisce le ultime settimane all’interno del castello di Pontevico, sede dell’istituto, dalla prima paziente ricoverata in ospedale e poi risultata positiva al coronavirus, il 2 marzo, fino ad oggi: «Il nostro indice di mortalità nel periodo “critico” è stato del 6% circa, a fronte di percentuali molto più elevate nella media delle altre strutture, ed ha riguardato popolazione anziana e con patologie associate sostanzialmente nella unità d’ offerta Rsa». La dirigenza dell’ istituto punta poi il dito contro le mancate risposte da parte della Regione alle richieste di eseguire i tamponi sulle ospiti: «I tamponi nasofaringei per le pazienti sono “mancati” perché la Regione Lombardia ha ritenuto di limitarne l’impiego. Nonostante questo dopo il primo caso positivo abbiamo chiesto di effettuare i tamponi, ma non abbiamo avuto risposta». Alla mancanza dei tamponi si sarebbe sommata poi la difficoltà di gestione delle pazienti sintomatiche: senza la conferma che si trattasse di covid-19 risultava impossibile, spiega l’istituto, distinguere i casi positivi da quelli negativi, con il conseguente rischio «di isolare pazienti negativi e positivi insieme». Su oltre 320 pazienti, ben 22 decessi e 75% del personale contagiato. Numeri strazianti che pongono in luce una probabile nuova carenza di diligenza che ha portato al disastro». Accuse a cui replica il direttore Roberto Filippini: «Non è vero che il 75% del personale è stato contagiato perché abbiamo avuto 14 casi di positività accertata su 300 dipendenti. Se ci verrà chiesto diremo tutto ciò che abbiamo fatto, dispiace che su numeri errati sia nato un caso da cui nessuno uscirà bene». Il sindaco Alessandra Azzini preferisce non commentare. L’istituto di Pontevico non è l’ unica struttura ad avere avuto un numero di decessi superiore alla media. In Lombardia si sono registrati più di 1.800 morti nelle Rsa e solo nei giorni scorsi si è iniziato ad effettuare i tamponi più di duemila quelli effettuati nei giorni scorsi nelle Rsa bresciane, che hanno dato circa 600 positivi. Ed è solo l’inizio: i test dovranno essere eseguiti su tutti gli oltre 7mila ospiti nelle residenze per anziani del territorio e su altrettanti dipendenti delle strutture. Non senza difficoltà: l’istituto Zooprofilattico ha annunciato che sta finendo il reagente.
nicole orlando
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