13 Novembre 2018

Strage di Viareggio, via al giudizio d’ appello

GROSSETO LUI, Francesco Schettino, 57 anni ex comandante della Concordia è rinchiuso nel carcere di Rebibbia dal 13 maggio del 2017. Condannato con sentenza definitiva a 16 anni per il naufragio della nave da crociera, il 13 gennaio del 2012, e la morte di 32 persone. Mentre il suo legale, l’ avvocato Saverio Senese, dopo aver depositato mesi fa il ricorso alla Corte europea di Strasburgo, ora sta lavorando alla raccolta di elementi e documenti per chiedere la revisione del processo. «Me ne sto occupando da tempo – si limita a confermare – e proprio in questi giorni sto valutando materiale che potrebbe essere interessante». ALTRO materiale potrebbe arrivare anche dal processo civile che è in corso a Genova. Il giudice della prima sezione ha infatti disposto una nuova perizia «sul mancato funzionamento del generatore di emergenza e sul collaudo della procedura di ripartenza in emergenza a seguito di black out», accogliendo le richieste di un naufrago difeso dal Codacons. Un passaggio importante in una vicenda giudiziaria che sembra non dover aver fine. E su cui nemmeno l’ ingresso in cella di Capitan Schettino è servito a far calare il sipario. Il giudice genovese chiede di sapere «se vi sia stato un malfunzionamento del diesel generatore di emergenza e se esso abbia dispiegato efficacia causale sulla vicenda dell’ attore, se vi siano elementi per ritenere o escludere che tale malfunzionamento fosse un difetto originario della nave e se risulti o meno il controllo di tale fattore da parte del Rina». In realtà il mancato funzionamento del generatore di emergenza e quindi di tutti i servizi collegati – illuminazione, ascensori e sbraccio meccanico delle scialuppe, per citarne alcuni – era già finito all’ attenzione di altri periti nel corso del processo maremmano di primo grado contro Schettino. E ora alcuni passaggi della perizia firmata dal professor Enzo Dalle Mese e dal suo assistente Alessandro Cantelli Forti, alla luce della scelta del giudice genovese, fanno riflettere. «NELLA perizia sugli ascensori è emerso che già in fase progettuale, il cantiere e il fornitore degli impianti avevano lavorato su documentazione non coerente. Sembra non ci sia stato un punto di contatto efficace per decidere quale sistema avrebbe dovuto gestire l’ energia contingentata fornita dopo il blackout. Il processo non ha potuto approfondire questo aspetto in quanto non di primario interesse», fu la risposta di Cantelli Forti quando gli chiedemmo se c’ era stato un aspetto nel procedimento maremmano che forse avrebbe dovuto essere approfondito. Potrà accadere ora a Genova con la nave smantellata? I consulenti dovranno capire se quel diesel generatore di emergenza che non ce l’ ha fatta a ripartire, ha avuto un ruolo fondamentale, in negativo, nei momenti dell’ abbandono della nave. I periti del processo maremmano hanno sottolineato che «se il generatore di emergenza fosse partito avremmo potuto sapere se la meccanica di quei tragici eventi sarebbe potuta essere diversa». Ma non è accaduto. Quanto ha inciso tutto questo nella morte di 32 persone?
cristina rufini

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