19 Luglio 2013

Strage di Viareggio, 33 alla sbarra”Un picchetto la causa del disastro”

Strage di Viareggio, 33 alla sbarra”Un picchetto la causa del disastro”

 

 

Tutti a giudizio. Sarà un processo, che inizierà il prossimo 13 novembre, a far luce sulle responsabilità di quanto accadde a Viareggio la notte del 29 giugno del 2009, quando un treno merci deragliò provocando la morte di 32 persone. Ieri mattina il gup ha rinviato a giudizio tutti e 33 gli indagati: tra loro, Mauro Moretti, ad di Fs, dirigenti e funzionari di altre società del Gruppo e i titolari della ditta proprietaria del convoglio e di quelle che lo montarono o effettuarono le ultime revisioni. Per gli imputati le accuse sono, a vario titolo, quelle ipotizzate dalla Procura di Lucca: disastro ferroviario colposo, incendio colposo, omicidio e lesioni colpose plurime. Ma ad alcuni di loro vengono contestate anche violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro.«Siamo contenti del risultato ottenuto: è stato dimostrato che l’ impostazione accusatoria, al momento, ha retto» commenta il procuratore capo di Lucca, Aldo Cicala. Agli atti, come prova, è stata acquisita anche la relazione ministeriale di indagine secondo cui, a provocare lo squarcio nella cisterna che trasportava Gpl, fu un picchetto di regolazione delle curve e non un pezzo dello scambio, come sostenuto dalla perizia dell’ incidente probatorio.La lunga attesa, per i familiari delle vittime, è cominciata ieri mattina alle nove. Ancora una volta i parenti delle persone che quella sera trovarono la morte hanno voluto restare uniti nel chiedere verità e giustizia per i loro cari. E al polo fieristico di Lucca, dove si è tenuta l’ udienza preliminare, si sono presentati sfilando in un corteo silenzioso, lasciando parlare gli striscioni e le immagini di chi non c’ è più. «Il rinvio a giudizio è un fatto positivo. – sostiene Valentina Menichetti, che nella strage ha perso la sorella, Emanuela – Ma la sede giusta dove chiarire ogni dubbio è il dibattimento. Saremo presenti anche lì, come sempre». Su un punto, i familiari sembrano tutti d’ accordo: l’ ad di Fs Moretti deve fare un passo indietro, rassegnando le dimissioni. Un auspicio espresso anche da Riccardo Antonini, il ferroviere che ha fatto da consulente per le famiglie – le sue prese di posizione sul tema della sicurezza gli sono costate il posto di lavoro – e dall’ associazione dei consumatori Codacons. Ma il diretto interessato preferisce non commentare. A parlare è il suo avvocato, Armando D’ Apote: «Confido che il processo potrà diradare i dubbi, quelli che hanno fatto prevalere la scelta dibattimentale». Il legale ha poi spiegato che, poiché i reati sono colposi, il rinvio a giudizio non avrà ripercussioni sull’ incarico di Moretti, mentre Ambra Giovene, difensore di alcuni dirigenti di Rfi, parla di «decisione deludente». “Ci saremmo aspettati un’ applicazione delle regole più rigorosa – osserva – il giudice non se l’ è sentita di prendere una decisione sugli imputati e ha fatto una scelta di prudenza».Nelle parole di Erasmo D’ Angelis, sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, c’ è una speranza per il futuro: «L’ Italia ha imparato la lezione di quella tragedia: regole e controlli hanno fatto diminuire drasticamente gli incidenti».

 

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