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21 Novembre 2019

Strade sporche e cassonetti pieni «Sono 100mila i reclami presentati»

Cittadini e commercianti denunciano, continuamente, i disservizi di Ama. Reclami, richieste di rimborso, migliaia e migliaia di utenti che reclamano un risarcimento danni. Perché le strade sono sporche, i cassonetti stracolmi, perché gli operatori non passano negli orari stabiliti e spesso, i commercianti, sono «costretti» a lasciare tutto sui marciapiedi per poi essere incolpati di non fare a dovere la raccolta. Le associazioni dei consumatori hanno più volte gridato allo scandalo e hanno promesso di dare battaglia alla municipalizzata. Così come hanno fatto, e continuano a fare, alcune associazioni di categoria del settore pubblici esercizi. Sul sito dell’ Ama c’ è una sezione che consente di compilare un modulo e segnalare disservizi o altro. Ma i romani possono realmente difendersi? E quanti sono, realmente, quelli che denunciano? L’ avvocato Manrico Borzi, esperto di diritto amministrativo, dà i numeri del fenomeno: oltre 500 mila tra chiamate e segnalazioni di disservizi nell’ ultimo anno. Di queste 100 mila si sono trasformate in reclami e richieste di rimborso dell’ 80% della tariffa Tari. Perché 1’80%? Avvocato, cosa dice la legge in merito? «È stabilito nell’ articolo 656 della L.147/2013 dove si dice che la Tari è dovuta nella misura massima del 20% della tariffa in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione conosciuta dell’ autorità sanitaria di danno o pericolo alle persone o all’ ambiente». Quindi se gli operatori raccolgono male o non raccolgono proprio ho diritto a un risarcimento danni? «Stando a quello che le ho letto prima si. In realtà a queste richieste di rimborso l’ Ama ha risposto negativamente non ritenendo sussistenti i presupposti per procedere in tal senso. Sono infatti arrivate ad alcuni dei presentatori dei reclami le prime risposte: i disservizi non sono da ascrivere all’ azienda, quanto alla complessità del ciclo di gestione dei rifiuti e di errati comportamenti dell’ utenza». Come a dire è colpa del cittadino? «Proprio così». Nessuna azione giudiziaria, dunque? «Si. Di circa 100 mila reclami presentati sul sito dell’ Ama e in altre forme, duemila sono diventate vere e proprie azioni giudiziarie e di queste 500 sono Class Action, ovvero azioni risarcitorie collettive presentate da Codacons e Altroconsumo e altri 1.500 da singoli cittadini o gruppi di essi. Ma le azioni sono ancora pendenti e al momento non sono stati emessi provvedimenti definitivi, comunque attesi». La Class Action è uno strumento che non decolla in Italia. Lo consiglierebbe comunque in caso di più a cittadini e utenti che chiedono un risarcimento? «Di recente, con Legge n.31 del 12.4.2019 è stata approvata una nuova disciplina delle azioni collettive, più ampia delle precedente (che era all’ interno del codice del consumo e dunque solo per i consumatori nei confronti dei produttori) sullo schema di quella statunitense. Quindi si, mi sentirei di consigliarla a fronte di un numero particolarmente elevato di ricorrenti». DAM. VER.

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