29 Gennaio 2009

Strade killer, record di morti in provincia

 Strade killer, record di morti in provincia Secondi in Italia per numero di decessi ogni chilometro, quinti per incidenti Il rapporto choc dell’Aci conferma la pericolosità della rete viariaTERRAGLIO. E’ il tratto più nero Un triste primato condiviso con la parte trevigiana della Pontebbana

Le strade della nostra Provincia sono tra le più pericolose d’Italia. E per numero di incidenti e morti per chilometro su strade statali e autostrade, stavolta Venezia è messa peggio anche di Treviso e della Marca. Lo dicono i dati del 2007 elaborati dall’Aci, l’Automobil club d’Italia. Secondi per decessi. Venezia è seconda a livello nazionale per il numero di decessi per chilometro. Un primato a pari merito con la città di Latina ed un tasso di O,09 decessi per chilometro. E’ preceduta solo da Milano (0,10) e seguita appunto da Treviso con lo 0,08. Superiamo anche le altre città del Veneto, da Verona a Rovigo, passando per Padova ed anche la capitale, Roma, ha un tasso di mortalità per chilometro di poco più basso di quello della nostra provincia. Quinti per incidenti. Siamo invece quinti per quanto riguarda gli incidenti per chilometro di viabilità, con 1,55 incidenti ogni mille metri. La nostra provincia è preceduta da Rimini (3.60), Milano (3,34), Roma (2,15) e Napoli (1,91). Treviso è invece in sesta posizione. Con un tasso di mortalità che è più del doppio della media nazionale che si attesta a 0,04 vittime per chilometro e per gli incidenti, la provincia di Venezia insomma è in vetta alla triste classifica degli incidenti stradali in Italia. Audizione di Matteoli. I dati sono stati diffusi dopo l’audizione del ministro dei trasporti Altero Matteoli alla nona commissione della Camera dei deputati, lunedì scorso. E’ nelle città che si muore di più, ha spiegato il ministro ai deputati della commissione. Nelle aree urbane si concentrano infatti il 44 per cento dei morti sulle strade e il 73 per cento dei feriti. E il ministro ha segnalato alla commissione il ritardo di sicurezza nelle aree urbane italiane, con interventi di messa in sicurezza che spesso tardano da vent’anni. Il ministero ha anche stilato un elenco, non diffuso, dei cosidetti «buchi neri» della rete viaria nazionale che conta una 50ina di tratte per un totale di 2.900 chilometri, il 5 per cento della rete viaria nazionale, dove si concentrano il 20 per cento degli incidenti, il 20% dei morti e il 25 per cento dei feriti.  Dati che hanno scatenato il dibattito ed anche la provocatoria reazione delle associazioni dei consumatori come il Codacons che invita ad eliminare la segnaletica lungo le strade per costringere gli automobilisti a responsabilizzarsi quando sono alla guida. Pontebbana da record. E se i dati dell’Aci (questa volta l’aggiornamento è relativo al dicembre 2006) indicano nella SS 13 Pontebbana, ovvero il Terraglio, la strada più pericolosa della nostra provincia con un primato condiviso assieme alla Marca trevigiana, visto che la direttrice attraversa le due province. A fine 2006, dice la rilevazione, lungo gli 8 chilometri di viabilità all’interno del Comune di Venezia ci sono stati 13 incidenti e 3 morti con un tasso di 1,6 decessi per chilometro). La Pontebbana quindi si pone al quinto posto nella classifica nazionale. Ma bisogna rendersi conto che nella Provincia di Venezia sono molte le viabilità che oggi hanno una pessima reputazione di strade killer. I dati del 2007 permettono qualche approfondimento in più. Primato dell’A4. Nel corso del 2007, dicono i dati dell’Aci, si sono contati tra autostrade e statali 667 incidenti con 35 morti. Il primato degli incidenti spetta alla A4 Venezia-Trieste con 159 incidenti e 6 decessi. Che vuol dire 3 incidenti e 0,11 morti per chilometro. Segue la A4 nel tratto tra Padova e Venezia dove gli incidenti sono stati 123 con 8 morti, che è il numero più importanti di questa triste e sanguinosa classifica. I dati parlano di 5 incidenti per chilometro e 0,34 decessi ogni mille metri. La Romea killer. La statale Romea stavolta viene superata stavolta dalla Pontebbana. Ma stando ai dati Aci del 2006 era la Romea, nel tratto tra Chioggia e Marghera, la strada statale più pericolosa d’Italia. Il dato era emerso nell’ambito di una indagine sulla localizzazione degli incidenti stradali. Stavolta si parla invece di 53 incidenti con 5 vittime ed un tasso di mortalità di 0,21 decessi per chilometro che pongono questa viabilità al quinto posto nella classifica degli incidenti e al terzo per le vittime. Le altre viabilità. Dopo le due tratte autostradali della A4, il maggior numero di incidenti si è verificato sulla Statale 14 (quattro le vittime) con in particolare i noti problemi di via Orlanda a Campalto dove ora sono stati attivati gli autovelox. E ancora sulla SS11 Padana Superiore (86 incidenti ed un morto) e la statale 14bis di Mestre, ovvero via Martiri della Libertà (27 incidenti ma nessuna vittima). La polizia locale. «Questi dati non ci stupiscono e purtroppo non dicono nulla di nuovo – commenta amareggiato il comandante dei vigili urbani di Venezia Marco Agostini – nella nostra provincia passano le autostrade più intasate d’Italia con qualcosa come 130 mila transiti giornalieri e ci sono strade statali come la Romea che ha una carreggiata non più larga di otto metri ed un transito di mezzi pesanti degno di una autostrada. Il problema nel nostro territorio non sono i controlli, che ci sono, ma l’impatto della densità del traffico che aumenta di molto i rischi di incidenti e la necessità di una innovazione infrastrutturale che tarda. Il Passante sta per aprire i battenti ma attendiamo ancora la nuova Romea commerciale e la terza corsia dell’autostrada Venezia-Trieste». Manutenzioni. Spesso ad essere chiamate in causa sono anche le mancate manutenzioni e messe in sicurezza di arterie stradali. Solo per sistemare le principali strade di Mestre, mal ridotte, anche a causa dei molti cantieri in corso in città, il Comune di Venezia aveva stimato la necessità di investire, lo scorso anno, almeno 9 milioni per le manutenzioni stradali. Intervenire costa caro. E gli enti locali alle prese con i tagli dei trasferimenti dello stato, spesso faticano a reperire tutti i fondi necessari per intervenire.

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