16 Luglio 2006

Strade killer, ancora un morto in moto

Il Codacons: “Più autovelox nelle vie“. L`assessore comunale alla Mobilità: “Presto nuove telecamere agli incroci“

Strade killer, ancora un morto in moto



Senza tregua. Ormai a Roma si verifica quasi un incidente stradale mortale al giorno. Con una percentuale altissima di motociclisti. Dopo il centauro che venerdì ha perso la vita su via Ostiense, ieri mattina un`altra vittima. Enrico Ricciotti, 46 anni, guardia giurata in servizio di vigilanza al ministero dei Beni Culturali, si è schiantato con la sua Ducati in lungotevere Tor di Nona, poco prima dell`incrocio con via Zanardelli, a poche centinaia di metri da piazza Navona. Inutili i soccorsi prestati da alcuni automobilisti e dai vigili del fuoco che hanno liberato il motociclista, rimasto incastrato sotto una Ford parcheggiata: Ricciotti è morto sul colpo dopo un volo di circa dieci metri. La sua moto, invece, è scivolata per quasi quaranta metri fermandosi proprio sotto al semaforo. Si tratta del 13° motociclista deceduto dall`inizio di giugno a Roma e provincia. Una strage annunciata. L`incidente di ieri è avvenuto alle 7.30. Ricciotti stava tornando a casa dopo aver finito il turno di servizio. Secondo alcune testimonianze e i rilievi dei vigili urbani, la Ducati nera (con la bandiera della Nazionale legata a una maniglia per il passeggero e lo scudetto della Roma applicato sulla targa) viaggiava a forte velocità. Non sono ancora chiari però i motivi per cui il vigilante è stato sbalzato improvvisamente dalla sella. Per questo ieri la Municipale ha svolto un accurato sopralluogo sul lungotevere per esaminare gli avvallamenti del manto stradale, dove ci sono anche un paio di tombini sporgenti. La superficie del secondo, ad esempio, è completamente liscia per l`ininterrotto passaggio dei veicoli. La moto della vittima è stata sequestrata mentre gli investigatori del I Gruppo stanno preparando un rapporto da inviare in Procura. Nei prossimi giorni alla documentazione della Municipale verrà aggiunto il risultato delle perizie svolte sulla Ducati. “Basta, fermiamo questa strage – protesta l`avvocato Carlo Rienzi, presidente del Codacons, il Coordinamento per i diritti degli utenti e dei consumatori -. A Roma nessuno rispetta il limite di velocità. Abbiamo presentato decine di esposti a tutte le autorità, compresi procura e comune, ma non è servito a niente. In viale delle Milizie, ad esempio, ogni volta che scatta il semaforo verde decine di moto e scooter, e anche di auto, partono come se fossero su un circuito, a 80-120 chilometri all`ora. Succede solo a Roma, è una questione di sicurezza ma anche di educazione stradale“. Sotto accusa, però, non c`è solo il mancato rispetto dei limiti di velocità in città, ma anche le condizioni delle strade, le buche e l`illuminazione insufficiente in alcuni tratti. “Proviamo a togliere qualsiasi genere di segnalazione stradale dagli incroci – propone ancora l`avvocato Rienzi -, in Svezia ha funzionato: la gente non sa cosa l`aspetta e quindi rallenta per forza. E comunque servono più autovelox sui lungotevere, sul Muro Torto, nei sottopassaggi. Una volta c`erano, ma adesso? I vigili urbani ci hanno risposto che sono troppo pochi per farli funzionare sempre…“. Pronta la replica del Campidoglio. “Non si possono togliere i segnali dagli incroci perchè sono regolati da precise disposizioni di sicurezza – ribatte Mauro Calamante, assessore alla Mobilità -. Stiamo aumentando l`azione repressiva con multe e sequestri di patenti, ma il problema è educativo. E stiamo mettendo a punto una campagna divulgativa da portare avanti con la collaborazione dell`Aci mentre l`Atac sta installando nuovi sistemi di controllo elettronici, con telecamere agli incroci e sulle strade a rischio. E poi stiamo anche riorganizzando la viabilità, la segnaletica, le corsie preferenziali e i varchi della Ztl. Molte strade sono interessate da lavori per il rifacimento dell`asfalto. Ma i romani devono capire che non bisogna correre, altrimenti è tutto inutile“. Un appello per tutti coloro che, ieri pomeriggio, anche a Tor di Nona, continuavano a spingere a “tutta manetta“.

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