3 Gennaio 2018

Strade killer 5mila richieste di indennizzo per gli incidenti causati da voragini e radici

Per una notte i romani e il Comune sono stati concordi e hanno espresso lo stesso desiderio. Tutti hanno chiesto, alla mezzanotte del 31 dicembre, un nuovo anno senza buche stradali: i cittadini per evitare incidenti- a piedi, in automobile o in scooter, fa poca differenza-, i contabili di Roma Capitale per non dover fronteggiare anche nel 2018 richieste di risarcimento a iosa, con relativi esborsi economici. Se però si analizzano gli ultimi anni, paiono esserci poche speranze perché i prossimi dodici mesi regalino piacevoli sorprese ai cittadini dell’ urbe. A testimoniarlo anche il fatto che la Corte di Cassazione abbia concluso il 2017 chiudendo definitivamente il contenzioso tra un motociclista e il Comune di Roma, cominciato addirittura nel giugno del 2003, con una caduta provocata dal brecciolino e da alcuni sassi presenti su una strada della Capitale. Quattordici anni dopo l’ incidente, il Comune è stato condannato ad aprire i cordoni della borsa per versare un ristoro economico alla vittima della disavventura stradale. La pronuncia dei giudici del Palazzaccio di piazza Cavour non è certo valutabile come fuori dall’ ordinario. Numeri alla mano, difatti, il contenzioso che coinvolge il Comune di Roma e che ha origine da disavventure legate alle precarie condizioni delle vie della Capitale è assai corposo. Sul 2017 appena concluso non ci sono ovviamente dati ufficiali, che andranno richiesti alle “Assicurazioni di Roma”, compagnia nata nel 1971 per gestire i rapporti con i cittadini sul fronte degli indennizzi e dei risarcimenti. Il dato ufficiale relativo al 2016 rappresenta però un riferimento importante per immaginare come possa essere andato l’ anno appena trascorso. I numeri sono inequivocabili: indo dici mesi il Comune ha dovuto affrontare ben cinquemila e centottantotto richieste di risarcimento a seguito di incidenti provocati dalle pessime condizioni delle strade della città. Una buona parte delle domande- oltre tremila e duecento – sono state gestite attraverso il cosiddetto “Sportello di conciliazione” del Comune, ossia un servizio finalizzato a chiudere rapidamente le piccole controversie con l’ Amministrazione, e utilizzabile perciò da tutti i cittadini che abbiano a pretendere somme di denaro non superiori a 12.911,42 euro per danni addebitabili alla responsabilità del Comune, co me incidenti causati da buche e dissesto del manto stradale, da caduta di alberi o da allagamenti determinati da tombini otturati. Resta però anche il peso corposo rappresentato dal contenzioso dinanzi ai giudici: oltre mille e novecento sono gli incidenti che hanno costretto il Comune ad affrontare una causa, con conseguenti esborsi sia per le spese legali che per il risarcimento. A lasciar perplessi è anche la tempistica: in ballo ci sono ancora incidenti avvenuti agli inizi del 2000. E complessivamente i cittadini danneggiati sono costretti ad aspettare, in media, settantotto mesi – ben sei anni e mezzo! – per ottenere un risarcimento a chiusura della battaglia legale col Comune, mentre bisogna portare pazienza per neanche due anni quando si opta per lo “Sportello della conciliazione”. Inquietante, però, è soprattutto lo stato delle strade della Capitale. I cittadini romani lo sanno bene e lo sperimentano quotidianamente, sia a piedi che alla guida dei propri veicoli. E a certificarlo ha provveduto addirittura un’ indagine realizzata dal Codacons. La nota associazione dei consumatori ha effettuato un monitoraggio delle condizioni delle vie di Roma, stabilendo che, in media, ogni quindici metri c’ è una buca da evitare, e che vi sono avvallamenti dal diametro medio di trentacinque centimetri in otto strade su dieci. Logica conseguenza che vi siano una dozzina d’ incidenti al giorno. Su questo fronte il Codacons ha effettuato alcuni test sulla qualità dell’ asfalto presente in alcuni rifacimenti stradali, e i risultati hanno evidenziato una percentuale di bitume più bassa rispetto ai limiti minimi previsti dall’ Anas. Alcuni cittadini hanno pensato di farsi giustizia da soli, creando l’ associazione “Tappami” e provvedendo in autonomia a chiudere le buche. Iniziativa lodevole, ma non sufficiente a rimediare alle inadempienze del Comune, come ha potuto constatare sulla propria pelle il centauro che qualche giorno fa si è finalmente visto riconoscere in Cassazione un risarcimento da parte di “Roma Capitale” per la caduta in moto subita nel giugno del 2003 a causa del brecciolino. Ai giudici è parsa evidente la colpa del Comune, a cui è stata addebitata la negligente manutenzione della strada. E applicando questa visione – di buon senso – è plausibile aspettarsi altri anni difficili per i romani e altri esborsi per il Campidoglio, nonostante il desiderio espresso a Capodanno.
attilio ievolella

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