Strade da incubo Sos buche
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fonte:
- Il Giorno
ROMA OGNI giorno è quasi una Dakar. Un Gp di motocross. Una Parigi-Roubaix. A Roma e non solo a Roma, ogni strada ha la sua buca. Alcune piccole, altre crateri spacca gomme e spacca cerchioni. Solo che in palio nel videogioco, che chi transita sulle nostre strade gioca, ogni giorno ci sono vite vere e soldi veri. «La situazione – dice Giordano Biserni, presidente dell’ associazione amici della polizia stradale – è vergognosa. Un Paese che si picca di essere la settima potenza industriale ha una manutenzione delle strade indecente che è frutto di una disattenzione che dura da anni. I costi per il settore dei trasporti, del turismo, per i cittadini sono altissimi. Quando la politica avrà finito la ricreazione spero che si rimbocchi le maniche avviando un piano Marshall per la sicurezza delle strade, dalle statali alle comunali». E GLI ITALIANI la pensano come lui. Secondo un sondaggio della Fondazione Luigi Guccione, attiva sulla sicurezza stradale, ben l’ 80% degli intervistati ritiene le strade a rischio per moto e bici e il 65% a rischio pure per le auto. E il 60% dice di aver rischiato di avere o di aver avuto un incidente. Il problema è reale e provoca migliaia di incidenti, danni, vittime. Si fa troppa poca manutenzione e una cifra la dice lunga. Secondo il Siteb – Associazione bitume asfalto strade – oggi si usano 22 milioni di tonnellate di conglomerati di asfalto all’ anno, sembra tanto ma è la metà esatta del 2006. Il Siteb, tra l’ altro, sostiene che per riportare in sicurezza le nostre strade occorrerebbe un piano straordinario da 40 miliardi. A causare un taglio del genere non è solo la cattiva volontà o disattenzione degli amministratori locali. Il problema è figlio anche della stretta sulla finanza locale. Il saldo del bilancio pubblico è migliorato dal 2011 al 2016 di 25 miliardi di euro, e di questo quasi la metà – 12 miliardi – è stato a carico delle autonomie locali (9 miliardi i Comuni, 3 le Province). «Gli ultimi anni – osserva Guido Castelli, responsabile finanza locale dell’ Anci e sindaco di Ascoli – hanno prodotto una erosione cospicua delle risorse disponibili da parte dei Comuni, a questo si aggiunga il fatto che, a causa della crisi dell’ edilizia, ai Comuni è venuto a mancare il 60% dei fondi dagli oneri di urbanizzazione. E meno soldi ha significato anche meno manutenzione stradale». Certo ci sono i fondi che vengono dalle multe e che secondo l’ articolo 280 del codice della strada e la legge 120 del 2010 hanno un vincolo di impiego minimo del 50% per segnaletica, potenziamento, controllo e accertamento di violazioni e, minimo il 25% della cifra totale, a manutenzione. Ma la coperta resta troppo corta ed è diventata ancora più striminzita anche per scelte del Parlamento: basti pensare a una norma dell’ ultima finanziaria che dà la facoltà alle città metropolitane e alle Province di non rispettare per tre anni il limite previsto dall’ articolo 280. I soldi, già pochi, nelle grandi città sono diventati di meno e sono andati a tamponare altre emergenze. ANCHE per questo a Roma il sindaco Raggi – per tutelarsi da imputazioni penali in caso di incidenti – è arrivata a imporre limiti di 30 chilometri all’ ora su arterie ad alta scorrimento come la Cristoforo Colombo. Una assurdità. Secondo il Codacons il 93% delle strade romane presenta oggi almeno una buca. Due anni fa era l’ 82%. «Per recuperarle – dice Niccolò Rebecchini presidente dell’ Acer, l’ associazione dei costruttori romani – servirebbe un piano che in 5 anni stanziasse un miliardo di euro». Il doppio all’ anno di quanto Roma raccoglie dalle multe. Un piano del genere è un miraggio. «Si deve poter tornare a investire di più, ma i Comuni devono avere le risorse, non solo la buona volontà. E la verità – spiega Castelli – è che per farlo serve una riorganizzazione della finanza locale. Si può fare, anche senza un aumento della tassazione, ma questa deve diventare una priorità per il Parlamento». O meglio dovrebbe. Nel frattempo, occhio alle buche. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
alessandro farruggia
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