22 Ottobre 2013

«Strada pericolosa, subito interventi»

«Strada pericolosa, subito interventi»

Stradone maledetto, viale Famagosta, all’ altezza della fermata del metrò. Teatro di una tragedia annunciata, dell’ incidente che domenica sera ha strappato via la vita a tre persone. Eppure, i pedoni continuano ad attraversare. È lunedì mattina, la città si risveglia. E incuranti dei vigli e delle vetture che sfrecciano dentro e fuori dal tunnel, su e giù dal cavalcavia Schiavoni, chi esce dalla verde o scende dagli autobus passa dall’ aiuola incirminata. Come se niente fosse. Come se non a pochissimi metri non esistesse una discesa cieca che rende quasi impossibile evitare le auto. Come se fosse una strada normale. Anche alla luce del giorno, qui, non si vedono strisce pedonali. Il primo semaforo è a 300 metri. C’ è però un sottopassaggio, snobbato da chi, ogni giorno, insiste nell’ atto di sfidare la sorte. Un ragazzo al volante che sta andando a prendere la fidanzata alla stazione. E una sua coetanea incinta che attraversa la strada con in mano un sacchetto della spesa e nell’ altra il figlio, 4 anni. Il tragico incrocio tra i destini dei due quasi coetanei, è l’ unica certezza dell’ incidente mortale di domenica sera, al buio e sotto la pioggia. Un impatto violentissimo tra due pedoni sbucati a centro carreggiata e un’ automobile. Con la donna proiettata 25 metri più avanti e il bambino addirittura 46, tanto da restare un fantasma per oltre un’ ora, scagliato dalla vettura tra le protezioni di pietra a centro carreggiata (i new jersey ) e rimasto a lungo invisibile per i soccorritori, nascosto dietro lo sfiatatoio del metrò. Perché all’ indomani della tragedia, la dinamica resta ancora da chiarire. Gli agenti della polizia locale impegnati nei rilievi, nelle ricostruzioni cinematiche e nella visione dei filmati delle telecamere, stanno lavorando per capire come, domenica sera, poco dopo le sette, sia stata distrutta l’ esistenza di cinque persone. Tre morti, la donna, Magda Niazy Sehsah, 28enne, il piccolo Roumando di 4 anni e la bambina di 7 mesi nata in arresto cardiocircolatorio. Ma anche due sopravvissuti, il 28enne Roberto Andrea Luciano, studente e sportivo (negativo ai test anti alcol e droga ma indagato per omicidio colposo plurimo), e il marito della vittima, Orabi Emad Gadalla Ghaly, 35 anni. Due che non potranno dimenticare mai. La donna stava andando verso la metropolitana? O verso la fermata dall’ autobus? Quale fretta può averla fatto attraversare lì? Il comandante della polizia locale, Tullio Mastrangelo, ha seguito la vicenda ora dopo ora. Prova a spiegare lo schianto. «La donna e il bambino sono stati colpiti dalla parte anteriore sinistra dell’ auto. Stiamo verificando i dettagli: senso di attraversamento e velocità del veicolo». Inquietante la descrizione della ricerca del piccolo, la cui presenza è stata segnalata soltanto all’ arrivo del padre. Prima, nessuno aveva neppure ipotizzato un’ altra vittima, tant’ era l’ ansia per la donna incinta, con i medici dell’ ospedale San Paolo pronti in sala operatoria per il parto cesareo d’ urgenza. «Dopo la segnalazione del padre, siamo tornati sul posto, a cercarlo con le torce». Dal Codacons, ieri, hanno chiesto «l’ utilizzo previsto dell’ autovelox o del tutor» mai piazzato qui in passato, se non per rilevazioni ad hoc . Meglio un guard-rail o una siepe, per disincentivare il passaggio, dicono i vigili. Nel pomeriggio, le pattuglie sorvegliano il viale maledetto. Ma i passanti domandano: «Come si fa a lasciare aperto un passaggio così?». G. Valt. RIPRODUZIONE RISERVATA.
g. valt.
 

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