6 Luglio 2017

Stop sconti per chi bara

Usare la campagna di sconti per propinare ai clienti un prezzo più alto di quello originario sul cartellino è un comportamento ingannevole nei confronti dei consumatori. E questo porta il gestore del negozio o la società che ha fatto la «furbata» dritto dritto all’ interruzione della campagna di sconti, alla pubblicazione obbligatoria del fatto in sé e della relativa condanna a mezzo stampa e al pagamento delle relative spese processuali. In questo caso, la società condannata è una famosa azienda dell’ abbigliamento, la Mango Italia srl. A emettere l’ ordinanza (RG n. 9013/2017) è il tribunale di Milano, dietro ricorso del Codacons, che poi ne ha dato notizia con una nota. In pratica, la catena di negozi ha applicato sul cartellino dei propri capi d’ abbigliamento, messi in vendita «scontati», un bollino rosso adesivo, riportante il prezzo di listino del capo, la percentuale di sconto applicata e il prezzo finale risultante dall’ applicazione dello sconto. Ma quest’ ultimo, in realtà, è risultato maggiore di quello originariamente presente sul cartellino. Il Codacons, sollevando l’ adesivo, si è reso conto della cosa e ha presentato ricorso, ritenendo lo sconto applicato «mendace, idoneo a trarre in inganno il consumatore e a falsare la sua scelta d’ acquisto, in quanto esso dall’ esame del bollino ha tratto la convinzione di conseguire un vantaggio in termini economici sulla base di un presupposto errato (il costo originario del capo)». La società di abbigliamento, da parte sua, ha contestato nel merito la cosa sostenendo che «in realtà il prezzo asseritamente nascosto è il prezzo applicato sul territorio spagnolo non applicabile in Italia per i maggiori costi di spedizione e assicurativi gravanti sulla medesima merce a seguito dell’ esportazione dalla Spagna». E che questo risulterebbe chiaramente «dagli stessi cartellini esibiti dal ricorrente, che riportano la descrizione del prodotto secondo la denominazione attribuita in Spagna al capo di abbigliamento, anche mediante l’ uso di termini in lingua spagnola». In più, la catena ha esibito in giudizio documenti contabili dai quali, si legge nell’ ordinanza, «si evincerebbe che i prezzi praticati sia nel periodo di normale vendita che in periodo di saldi sono esattamente corrispondenti per le due specifiche tipologie di prodotti indicati dal ricorrente a quanto indicato nel bollino rosso sovrapplicato al cartellino». Il tribunale di Milano ha considerato il ricorso fondato e le giustificazioni dell’ azienda di abbigliamento irrilevanti. E ha definito la sua condotta «potenzialmente idonea a incidere sulle scelte di acquisto del consumatore, il quale ove fosse in grado di rilevare la differente indicazione del prezzo normale di vendita orienterebbe diversamente il proprio comportamento commerciale, per l’ incertezza sulla reale entità dello sconto praticato dalla convenuta (cioè Mango Italia srl)». Così, ha inibito alla società d’ abbigliamento «l’ ulteriore prosecuzione» della campagna di sconti», da interrompere entro un mese dalla pubblicazione dell’ ordinanza (datata 3 luglio 2017). Per il Codacons si tratta di una «sentenza storica», che «farà scuola». Di più: «Tutti i negozi di abbigliamento dovranno ora informare correttamente i consumatori degli sconti applicati, pena l’ essere riconosciuti colpevoli di pratica ingannevole».
luigi chiarello

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