Stop a offerte e messaggini da oggi i saldi sono ufficiali
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
le associazioni di categoria ribadiscono con forza la necessità di regole certe
Inizio ufficiale dei saldi. Ufficiale perché, mai come quest’ an no, la deregulation ha imperato sovrana, con sconti che non si sono mai fermati, fra messaggini e offerte iniziate con l’ amato e contestato «black friday» di fine novembre. E nel quadro delle vendite a prezzi concorrenziali, quest’ anno si è distinto, per preferenze, anche l’ e-commerce, che ha fatto proseliti nella ricerca del regalo di Natale, a tutto vantaggio dei consumatori, che guardano poco alle regole e molto al risparmio. Oggi comunque è la data fissata a livello nazionale per le vendite di fine stagione, ad eccezione di Basilicata e Val d’ Aosta, che hanno tagliato il nastro dei ribassi rispettivamente il 2 e il 3, e della Sicilia, i cui negozi, invece, inizieranno domani. I baresi, quindi, sono pronti all’ assalto: a prescindere da ogni offerta pre/post natalizia, gli acquisti in saldo hanno il fascino irresistibile della caccia all’ affare. «La mancanza di regole – commenta Carlo Saponaro, presidente regionale Federazione Moda Italia Confcommercio – crea disagio a commercianti e consumatori. L’ attesa dei saldi ha rallentato le vendite prima di Natale e il “black friday” ha contribuito ad alimentare la confusione: se la legittimità è indiscussa, magari doveva essere discussa l’ opportunità». «Una scontistica senza regole, a fine novembre – spiega – spezza le normali vendite di stagione, in un momento in cui l’ inverno non è ancora iniziato. I saldi, invece, sono vendite di fine stagione e tali dovrebbero restare». Saponaro ribadisce l’ importanza di regole certe: «Commercianti e operatori economici devono sapere come regolare i bilanci per dare marginalità alle aziende». E poi il lavoro dell’ associazione: «Come Federmoda abbiamo lavorato sulla data unica dei saldi in tutt’ Italia, per creare una par condicio fra le città e abbiamo anche impedito che lo Stato applicasse un’ Iva al 25 %, cosa che sarebbe andata a gravare sui bilanci delle famiglie e avrebbe rallentato ancor più le vendite». «La data dei saldi andrebbe spostata – conclude il presidente Federmoda – almeno dopo il 15 gennaio, la scontistica regolamentata, le regole osservate e le eventuali deroghe discusse con le associazioni. E bisognerebbe regolamentare anche l’ e -commerce. Si prevede che i saldi movimenteranno in Italia circa cinque miliardi di euro, con una spesa media pro capite di 160 euro a persona e 330 a famiglia. Un giro d’ af fari così ampio non può non meritare attenzione». Sulla stessa scia anche Confesercenti: «La partenza sempre troppo anticipata dei saldi – è il parere del presidente Puglia, Benny Campobasso – non favorisce le vendite natalizie. I saldi dovrebbero tornare ad essere svendite di fine stagione ed iniziare non prima della fine di gennaio. Questa politica di continue promozioni sta trasformando le attività tradizionali in outlet dove qualità e durata dei prodotti sono subordinati alla logica di un veloce profitto con grande danno per tutto il sistema moda Italia che proprio su quelle caratteristiche ha basato la propria fortuna». «Le vendite di Natale – aggiunge – seppur positive, sono state sotto le attese e senza una ripresa sostenuta, il settore del commercio moda continua a soffrire: nel 2017 in Italia sono spariti altri 2.400 negozi, più di 6 al giorno». Dalla parte dei consumatori: «La disciplina che regola i saldi dice Antonio Scalioti, responsabile della sede barese Codacons ha vent’ anni ed ha bisogno assoluto di essere rivista. Ma per quanto si discuta e per quanto anche l’ e-commerce possa creare difficoltà ai commercianti, la gente ama i saldi e compra in saldo». «Dovremmo piuttosto chiederci – aggiunge – perché i commercianti non possono andare incontro alla clientela tutto l’ anno. Cosa glielo vieta?». «Come associazione – spiega Scalioti – rileviamo nei commercianti una rigidità incredibile nel risolvere i problemi che i consumatori ci pongono durante tutto l’ anno. Una maggiore disponibilità, per esempio, nei confronti di un cambio o di una legittima richiesta di sostituzione, fa la differenza nel rapporto con i consumatori, crea l’ affezione verso un negozio o un altro». «E non dimentichiamo – aggiunge ancora il responsabile Coda cons – che nemmeno puntare a profitti enormi, alla lunga paga. Il raddoppio dei prezzi, nel cambio lira -euro, non è andato certo a vantaggio dei consumatori, che non hanno visto raddoppiato il loro stipendio». «Noi come associazione non ci stancheremo mai di invitare i consumatori all’ attenzione e alla verifica prima di ogni acquisto – conclude – il periodo dei saldi troppo spesso genera una legislazione sconosciuta».
luca turi
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