2 Luglio 2002

Stop allo shopping contro gli eurorincari

Stop allo shopping contro gli eurorincari

L`Intesa dei consumatori: sciopero
Ma la protesta non arriva a Belluno

Un giorno intero senza acquisti per dire no agli arrotondamenti


BELLUNO. Nessun compri. Stop agli acquisti contro gli eurorincari. Lo hanno proclamato per venerdì prossimo quattro associazioni dei consumatori per richiamare l`attenzione sull`aumento dei prezzi e sul mancato rilevamento del fenomeno da parte dell`Istat. Ma a Belluno, ancora una volta, non sono previste manifestazioni e l`invito ad astenersi dagli acquisti gira soltanto via mail o con un passaparola tra pochi interessati. Lo sciopero dello shopping, dunque, è un flop già scritto.
La parola d`ordine è non spendere. Neppure i 75 centesimi del caffè. Rinunciare al cinema, al teatro e guardare un film in tv. E ricordarsi di acquistare i beni di prima necessità con qualche giorno d`anticipo.
Se l`appello dell`Intesa (formata da Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc) sarà ascoltata da almeno il 20 per cento degli italiani, il commercio nazionale avrà un danno di 30 milioni di euro. «Comunque una cifra infinitamente inferiore al danno economico che i commercianti, gli enti pubblici e privati e il Governo hanno arrecato ai consumatori approfittando dell`euro», scrivono in una nota le associazioni.
Portafogli a casa, dunque e astensione dagli acquisti. Ma a Belluno la battaglia delle associazioni non avrà molti sostenitori. Delle quattro organizzazioni, solo la Federconsumatori è rappresentata. «Ma siamo così pochi», confessa il segretario provinciale Ilario Venturoli «che non riusciremo ad organizzare niente. Dovrei andare io da solo. I nostri iscritti sono circa 350, quelli che pagano per sostenerci sono meno del dieci per cento e quasi tutti si rivolgono al nostro ufficio soltanto quando ne hanno bisogno. Poi spariscono». L`altra associazione dei consumatori presente in città è l`Adiconsum. «Ma il nostro lavoro di controllo sull`aumento dei prezzi causato dall`avvento dell`euro si è fermato a febbraio», dice il portavoce cittadino Masini. «Poi abbiamo lasciato che fosse la Camera di Commercio a tenere sotto controllo la situazione, con verifiche ogni quindici giorni». Però anche Ascom e Camera di Commercio si sono fermate a fine febbraio. E da allora gli unici dati sugli euro-arrotondamenti e sugli eventuali rincari sono censiti dall`Istat. Ma i dati mensili forniti da quest`ultimo dicono che non ci sono aumenti e che l`inflazione è sotto controllo. «Ma tutti sappiamo che non è così e vogliamo chiarezza sul paniere dei beni che viene preso in considerazione per il calcolo dell`inflazione», dicono le associazioni dei consumatori. Tra una settimana il Tar del Lazio, su richiesta del Codacons, chiamerà a rispondere proprio l`Istat. Perché i prezzi sono stati arrotondati ma non ci sono conferme ufficiali. «Noi però», concludono le quattro associazioni «continuiamo a ricevere segnalazioni dai consumatori su aumenti anche sostanziosi. E le istituzioni, nonostante le nostre denunce, non prendono provvedimenti. A questo punto l`unica cosa che ci resta da fare è scioperare e invitare i cittadini a non fare acquisti».

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